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Nubifragio e allagamenti a Milano, gli esperti si dividono: per alcuni servono le vasche di laminazione, per altri sono “mostri dal grande impatto ambientale”
Nubifragio nella notte ed esondano i fiumi Seveso e Lambro: il problema degli allagamenti a Milano e la soluzione della vasche di laminazione
Nella scorsa notte, Milano è stata colpita da un forte nubifragio che ha provocato allagamenti. Sono esondati, infatti, i fiumi Seveso e Lambro e questo ha provocato non pochi disagi ai cittadini e alla circolazione, con diversi sottopassi allagati.
L’esondazione del Lambro ha costretto all’evacuazione delle comunita’ Exodus e Ceas dalle loro sedi nel Parco Lambro. Anche il Policlinico di Milano si è trovato costretto a trasferire cinque pazienti covid in modo precauzionale, verso le cinque di questa mattina, anche se non c’è stato nessun allagamento nei reparti, se non in un corridoio esterno – dove normalmente si cambiano i medici – che porta alla palazzina De Palo, quella adibita a terapia intensiva per l’emergenza sanitaria. I problemi sono nati perché il sistema di scarico delle grondaie era in difficoltà a causa dell’elevato flusso di acqua, sottolineano ancora dall’ospedale.
“Nella giornata di ieri la Sala Operativa della Protezione Civile regionale aveva provveduto ad emettere un’allerta arancione per il rischio esondazione che ha portato il comune di Milano ad attivarsi immediatamente in vista della possibile emergenza. Nonostante la notevole portata della pioggia scesa nella notte con l’esondazione del fiume Seveso e le conseguenti criticita’, la situazione e’ stata gestita senza che si arrivasse ad una vera e propria emergenza“. Lo afferma l’assessore regionale al Territorio e Protezione civile, Pietro Foroni, che spiega come sia stata tra l’altro decisiva l’azione del Canale Scolmatore di Nord Ovest, adeguato nel 2017 da Aipo grazie a ingenti fondi regionali, per limitare l’esondazione del Seveso e l’allagamento delle strade in zona Niguarda.
“Per tutto il tempo dell’evento – spiega Foroni – il Canale scolmatore di Nord Ovest e’ stato utilizzato al massimo della sua potenzialita’ ed ha impedito il verificarsi di situazioni piu’ gravi, come avvenute ad esempio nel 2010 o nel 2014, e si sono riscontrate alcune tracimazioni esclusivamente su aree agricole in comune di Settimo Milanese. E’ chiaro che fintanto che non sara’ ultimato e realizzato il sistema delle vasche di laminazione, queste situazioni rischiano di ripetersi ed e’ per questo che negli ultimi anni tale progettualita’ ha avuto una fortissima accelerazione sia da parte di Regione Lombardia che del comune di Milano”. “Ricordiamo – prosegue la nota – che i lavori di realizzazione per la vasca di laminazione di Senago sono stati affidati e gia’ iniziati alcuni mesi fa e, dopo una sospensione di circa due mese causa Coronavirus, le attivita’ sono ora ripartite. Questa settimana e’ stato altresi’ firmato da parte del comune di Milano il contratto con l’impresa vincitrice dei lavori della vasca di laminazione di Milano (Parco Nord), rimasta bloccata per oltre un anno a causa di un ricorso da parte dell’amministrazione comunale di Bresso e di ‘Comitati ambientalisti’ che come Regione siamo riusciti a ‘sbloccare’ solo nel settembre 2018. Le altre opere previste sull’asta del Seveso sono le Aree Golenali (Carimate, Vertemate con Minoprio e Cantu’) per le quali e’ in pubblicazione il bando di gara per l’affidamento dei lavori. E’ altresi’ imminente la pubblicazione del bando per la vasca di Lentate sul Seveso”.
Ingegneri Milano, contro esondazioni Seveso a Niguarda servono vasche di laminazione
“Solo la realizzazione delle vasche di laminazione, previste ormai da anni lungo l’asse del torrente, potra’ contribuire a risolvere progressivamente e definitivamente il problema delle esondazioni a Milano-Niguarda“. E’ quanto dichiara in una nota la commissione Ambiente e Tutela del Territorio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano in merito alla situazione di esondazione del Seveso e dei livelli di guardia del Lambro. “E’ bene ricordare – evidenziano gli ingegneri – come la vasca di Senago sia in fase di realizzazione, mentre i lavori di quella di Bresso, pur essendo gia’ stati appaltati, purtroppo non sono ancora partiti a causa di ricorsi amministrativi. Non resta che augurarsi che almeno queste due opere possano essere ultimate in tempi brevi e che anche i restanti interventi lungo l’asta del fiume Seveso possano essere realizzati secondo i piani e i programmi degli enti territoriali competenti”. Rispetto a quanto accaduto nella notte, “le piogge seppure molto abbondanti ma non eccezionali – osserva la commissione Ambiente e Tutela del Territorio dell’Ordine – sono state raccolte e allontanate dalle fognature di Milano senza particolari problemi. Purtroppo ancora una volta, le acque provenienti dai territori intensamente urbanizzati e impermeabilizzati dei comuni a monte di Milano lungo il torrente Seveso, hanno determinato l’allagamento della zona Niguarda”.
Esondazione Seveso, l’esperto: “No a vasche laminazione, meglio piccoli interventi capillari”
No a vasche di laminazione “enormi“ che rappresentano dei “mostri dal punto di vista paesaggistico e per il grande impatto ambientale provocato al territorio”. Sì, invece, a una serie di “piccoli interventi specifici distribuiti capillarmente sul territorio”. Luciano Masciocco, professore di Geologia Ambientale all’Università di Torino e coordinatore dell’area tematica di Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale), è uno dei massimi esperti italiani in materia di rischio idrogeologico. E spiega ad askanews qual è la strada da percorrere per risolvere in modo strutturale il problema delle esondazioni di fiumi, torrenti e altri bacini idrici in caso di forti ondate di maltempo. Il suo ragionamento è generale ma può essere applicato anche al caso di Milano.
“Milano è la seconda provincia più densamente popolata d’Italia dopo quella di Napoli, ma il territorio è per due terzi cementificato. Il corso del Seveso, prima di entrare in città, sparisce sottoterra. E questo crea forti problemi dal punto di vista del drenaggio delle acque. I corsi d’acqua hanno bisogno del loro spazio che negli anni scorsi è stato occupato dal cemento. Per risolvere questo problema si ricorre in genere a grossi canali scolmatori: opere di questo genere sono state realizzate a Verona per indirizzare le acque in eccesso dell’Adige nel Lago di Garda, e a Pisa dove le acque dell’Arno sono indirizzate nel Mar Tirreno. Ipotesi che a Milano è da escludere per l’assenza di un grosso bacino idrogeografico“. Ma Masciocco è contrario alla soluzione scelta per il Seveso – realizzare due grossi bacini artificiali a Nord del capoluogo con le vasche di laminazione attualmente in costruzione nei territorio comunali di Bresso e Senago: “Sono contrarissimo alle vasche di laminazione enormi. Bisogna cercare di trattenere l’acqua delle piogge e questo è un problema va affrontato a monte, non a valle. E non in uno o due punti, ma in maniera capillare nel territorio”, con “più interventi capillari“.
“Ogni comune si dovrebbe attrezzare per trattenere l’acqua in eccesso sul proprio territorio”con soluzioni diverse a seconda dei diversi territori. “I comuni dell’area collinare della Brianza potrebbero pensare a piccole dighe di contenimento. In pianura vanno anche bene tante piccole vasche di laminazione e di certo ciascun comune dovrebbe offrire il proprio contributo per rendere normale o quanto meno accettabile la portata dei fiumi che attraversano il territorio in caso di forti temporali. Non bisogna concentrarsi soltanto su grosse vasche di laminazione. Gli interventi devono essere distribuiti capillarmente sul territorio, partendo da monte con dighe e con piccole vasche di laminazione a valle. I comuni dovrebbero poi effettuare regolarmente il drenaggio delle acque e altri interventi periodici di manutenzione ordinaria. Quando si va a combattere in guerra, servono un generale e 8 mila soldati. Invece in Italia abbiamo 8 mila generali, ossia i comuni. Ma è evidente che non si può lasciare ai singoli comuni la responsabilità della gestione idrogeologica del territorio. Perché il singolo comune magari fa scelte che proteggono il proprio territorio ma provocano danni più a valle. Si deve ragionare a livello di bacino idrogeologico. Sono state istituite le cosiddette autorità di bacino ma dopo 30 anni hanno dimostrato di non servire a nulla. Il bacino idrogeologico di Seveso e Lambro occupa una superficie di 600 km quadrati, un’area che andrebbe gestita in modo unitario. Invece ognuno fa ciò che vuole. E i risultati si vedono”, ha concluso Masciocco.