In questo mese di giugno anomalo, all’insegna del forte maltempo sull’Italia, soprattutto al Centro-Nord, la grandine è stata grande protagonista insieme alla piogge torrenziali e ai forti venti. Le violente grandinate che si sono verificate in questa prima parte del mese hanno messo in ginocchio l’agricoltura e provocato danni ingenti alle proprietà. A rendere ancora più distruttivi questi eventi, c’è il fatto che non è possibile prevedere con precisione in quale zone e in quale momento si verificherà una grandinata. Tuttavia, è possibile comprendere se il profilo termodinamico dell’atmosfera è favorevole alla genesi di temporali eventualmente grandinigeni.

“Gli embrioni dei chicchi di grandine mediamente nascono dai 4.000 metri in su e consistono in grossi cristalli di ghiaccio o in goccioline congelate. Le fortissime correnti ascendenti e discendenti nel temporale fanno sì che questo embrione compia molte salite e discese all’interno della nube. Nei temporali più intensi questa corrente ascensionale può superare i 100 Km/h; in tal caso saranno possibili chicchi superiori ai 5-6 cm. Se ne deduce che più saranno intense le correnti ascendenti e maggiori saranno le dimensioni raggiunte dai chicchi di grandine”.
“Il principio di funzionamento dei cannoni consiste nella frantumazione del chicco di grandine mediante onde d’urto acustiche che dovrebbero favorire la cavitazione. Ovvero l’alterazione della pressione dovuta al passaggio di una fortissima onda d’urto è in grado di creare sacche di vapore all’interno delle gocce di pioggia e vaporizzare piccole gocce d’acqua eventualmente intrappolate all’interno dei chicchi di grandine. Una volta passata l’onda, le sacche di vapore createsi non trovano più le condizioni termodinamiche per resistere alla tensione superficiale del liquido ed implodono, rompendo in pezzi più piccoli sia le gocce di pioggia, sia i chicchi di grandine. Questo nella teoria, in pratica le cose non vanno proprio così. Studi condotti da due importanti centri francesi e dalla Regione Emilia Romagna hanno dimostrato come l’onda di pressione generata dal cannone vale, a 40 metri dallo stesso, circa 3-4 millibar, mentre cade a 1,5 millibar a 100 metri, a 0,13 millibar a 1.000 metri e a 0,033 millibar a 4.000 metri. Questi valori di pressione si rivelano assolutamente insufficienti per causare l’effetto di cavitazione e frantumare, quindi, il chicco di grandine”, spiegano i due esperti.
Per Rabito, il modo più efficace per proteggersi dalla grandine è “assicurazione e reti antigrandine ove possibile”.