E’ terribile e vergognoso quanto accaduto nella caserma dei carabinieri “Piacenza Levante”. Gli scandali e gli atti criminali perpetrati dai militari sono numerosi ed emergono uno dopo l’altro, lasciando l’Italia – o almeno la parte sana di essa – nello sbigottimento più totale. Si parla, tra le altre cose, di un festino a luci rosse organizzato nell’ufficio del comandante, Marco Orlando, finito agli arresti domiciliari nell’inchiesta “Odysseus“condotta dalla Guardia di Finanza e della polizia locale di Piacenza. Dall’inchiesta è emerso come i dieci carabinieri sottoposti a misura cautelare avrebbero addirittura compiuto arresti illegali per sembrare più bravi rispetto ad altri colleghi. E avrebbero spacciato droga. Nell’ordinanza, inoltre, emerge come uno di loro, Giuseppe Montella, in pieno periodo di lockdown per l’emergenza Coronavirus, abbia organizzato una festa per Pasqua con parenti e amici a casa sua, violando tutte le norme che vietavano assembramenti e che loro stessi avrebbero dovuto far rispettare. Era il 12 aprile, infatti, quando, mentre gli italiani erano costretti a stare in casa lontani dai propri affetti, a casa dell’appuntato Montella si è dato vita a grandi festeggiamenti.
L’orgia in ufficio, in ogni caso, è tra i capitoli peggiori di questa storia che di gran lunga supera la fantasia. Il fatto che ci sia stato il festino è provato da un’intercettazione durante la quale Montella e un altro militare indagato, Salvatore Cappellano, “commentano – come scrive il gip di Piacenza, Luca Milani – un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, era stata organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”.
“Lo scenario – spiega ancora Milani – rappresentato da Montella è quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra“. Episodio, questo, di una gravità inaudita per il quale “non sono forse ravvisabili reati ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro comandante, durante il festino appena rievocato”.
