Greenpeace, con la barca Bamboo della Fondazione Exodus, impegnata nella spedizione “Difendiamo il mare”, è arrivata nell’Area marina protetta di Portofino, una delle aree più belle e ricche di biodiversità dei nostri mari. Eppure anche qui sono evidenti gli impatti dei cambiamenti climatici.
Proprio in questi giorni i sub di Greenpeace hanno svolto delle immersioni di monitoraggio sulla flora e fauna marina costiera con i ricercatori del DiSTAV dell’Università di Genova e gli esperti dell’Area Marina Protetta per il Progetto “Mare Caldo” osservando effetti simili a quelli provocati dal riscaldamento del mare all’isola d’Elba: se da un lato i fondali sono ricchi di pesce e pareti di corallo rosso, dall’altro le bellissime foreste di gorgonie rosse e gialle mostrano i danni di precedenti ondate di calore e sono ricoperte da mucillagine, presente fino a oltre trenta metri, sempre più frequenti specie tipiche di acque più calde (come i barracuda e la donzella pavonina).

“La nostra è l’Area marina protetta più a nord dei mari Italiani, il fatto che anche qui le temperature aumentano fa temere per il futuro della biodiversità marina. Il lavoro di monitoraggio fatto fino ad oggi evidenzia come gli impatti del cambiamento climatico vadano ad aggravare quelli delle altre attività umane nell’area. Per questo abbiamo deciso di lavorare con Greenpeace in modo che dal confronto dei nostri dati con quelli di altre aree si possa non solo capire meglio cosa sta succedendo ma anche sviluppare adeguati strumenti di gestione e tutela,” dichiara Giorgio Fanciulli, direttore dell’AMP di Portofino.
“Quanto stiamo osservando durante la nostra spedizione è che dall’inquinamento da plastica all’impatto dei cambiamenti climatici, il mare sta soffrendo a causa dell’impatto dell’uomo, non vi è più tempo da perdere se vogliamo salvare le creature che lo abitano. Dobbiamo da un lato tagliare le emissioni dei gas serra e dall’altro sviluppare la rete di aree protette in linea con l’impegno dell’Italia di proteggere entro il 2030 il 30 per cento dei propri mari. Se il mare viene tutelato, la biodiversità è in grado di affrontare meglio i cambiamenti in atto,” conclude Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace.
