Il 14 Luglio 1970, esattamente 50 anni fa, iniziavano a Reggio Calabria i disordini poi diventati noti come “I Moti di Reggio“: una sommossa popolare contro lo “scippo” del capoluogo, che proprio in quei giorni il governo assegnò a Catanzaro. La Rivolta di Reggio, da sempre la principale città della Calabria che oggi conta oltre 180 mila abitanti (più del doppio rispetto a quelli del capoluogo regionale), è stata la più grande e importante della storia dell’Italia repubblicana, e per sedarla il Governo inviò a Reggio l’esercito con i carri armati, alimentando ulteriormente il malcontento della popolazione che fondò la “Repubblica di Sbarre Centrali” nel quartiere più popoloso e popolare della città, appena a Sud del centro storico. Sbarre per diversi giorni fu completamente in mano ai dimostranti, in un territorio fuori dal controllo dello Stato. Situazione analoga nel quartiere di Santa Caterina, a Nord del centro storico. I disordini durarono oltre un anno, dal luglio 1970 al settembre 1971, e provocarono 6 morti, centinaia di feriti e migliaia di arrestati.
Tra gli episodi più eclatanti, il 21 luglio 1970 alcuni manifestanti di Santo Stefano in Aspromonte riuscirono ad interrompere la trasmissione della RAI in Calabria e Sicilia marciando in centinaia al ripetitore di Gambarie. La popolazione di tutta la Provincia reggina sposò la battaglia di Reggio, aderendo alle proteste soprattutto a Villa San Giovanni, ma anche in molti altri centri della tirrenica e della jonica, dalla Costa Viola alla piana di Gioia Tauro fino alla locride e alle montagne dell’Aspromonte.

