In Brasile è polemica a seguito di un terribile fatto di cronaca, in particolare per le reazioni da parte di attivisti anti-aborto e da parte dei sostenitori del presidente Jair Bolsonaro. Rimasta incinta dopo essere stata stuprata dallo zio, una bambina di 10 anni ha dovuto ricorrere all’aborto al quinto mese di gravidanza, ma il gesto è stato condannato dagli antiabortisti che sui social hanno pubblicato le sue generalità, causandole altra sofferenza e mettendo in difficoltà la sua famiglia. E’ quanto si legge su El Globo e altri media spagnoli e britannici che raccontano la storia di sofferenza della piccola, da 4 anni vittima delle violenze sessuali dello zio, costretta ad affrontare il calvario dell’intervento fuori dal suo Stato di residenza – nonostante una decisione di giustizia che ne autorizzava l’aborto. La piccola ora è bersagliata dagli attacchi degli estremisti religiosi brasiliani, accaniti promotori della famiglia tradizionale, anti-abortisti e fedelissimi al presidente di estrema destra. Nella sua citta’ di Espirito Santo, i medici dell’ospedale statale si sono rifiutati di eseguire l’aborto per motivi di coscienza, così la bambina ha dovuto raggiungere Recife, nello Stato di Pernambuco, a 1.800 km di distanza, per potere interrompere la gravidanza indesiderata, presso il Centro integrato per la salute Amaury de Medeiros (CISAM), una maternita’ pubblica nota per l’attuazione di aborti legali, acconsentiti dalla giustizia, come in questo caso.
“La volonta’ della ragazza e’ sovrana“, ha detto il giudice Antonio Moreira Fernandes, della Corte di giustizia dell’Espirito Santo. La legge brasiliana autorizza l’aborto volontario nei soli casi di rischio di morte per la madre, per stupro – sin dagli anni ’40 – o per anencefalia. Eppure i medici della citta’ nativa della bambina si sono rifiutati di procedere all’intervento, argomentando che ha superato le 22 settimane di gestazione, pertanto l’aborto non sarebbe stato “supportato dalla legislazione vigente”. Per la ragazza il calvario e’ continuato anche al suo arrivo a Recife, dove attivisti radicali, sia esponenti di gruppi di destra che di organizzazioni evangeliche, radunati davanti alla clinica dove e’ stata ricoverata nei giorni scorsi gridavano “assassini“, cercando di farla desistere. Dopo l’operazione, Olympio Moraes Filho, direttore del CISAM e medico che l’ha operata, ha riferito al Jornal Nacional che l’intervento e’ stato eseguito “riducendo al minimo la sofferenza” della bambina, che “sta clinicamente bene, sollevata”. Attacchi sono poi arrivati anche dalla Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), che ha definito di “orribile” l’interruzione di gravidanza, argomento che si e’ trattato di “due crimini efferati”. Secondo Walmor Oliveira de Azevedo, presidente della Cnbb, “la violenza sessuale e’ terribile, ma la violenza dell’aborto non si spiega, date tutte le risorse esistenti e messe a disposizione per garantire la vita dei due bambini”.
Come se non bastasse, in segno di protesta per l’aborto della piccola, vittima sin dall’eta’ di 6 anni delle violenze dello zio – arrestato mercoledi’ scorso – una nota attivista di estrema destra ha poi pubblicato sui social suo nome e cognome. Secondo la corrispondente della Bbc in Sudamerica, la responsabile di quel gesto efferato sarebbe Sara Giromini, meglio nota come Sara Winter, una delle leader del movimento armato di estrema destra “Os 300 do Brasil”, che sostiene il presidente Bolsonaro. La Winter era stata arrestata lo scorso giugno per le sue azioni anti-democratiche a Brasilia, in qualita’ di organizzatrice di una marcia di protesta diretta alla Corte suprema, in piena pandemia di Covid-19. Ora rischia di essere incriminata per incitamento alla violenza. Intanto il giudice Samuel Miranda Goncalves Soares ha dato 24 ore di tempo a Google, Facebook e Twitter per ritirare dai siti i dati identificativi della bambina, pena il pagamento di una multa di circa 9 mila dollari al giorno.
L’aborto legale della 10enne ha anche riacceso i fari sull’annoso dibattito sulle violenze ai danni dei minori in Brasile, Paese che registra in media sei interruzioni volontarie di gravidanza al giorno di ragazze di eta’ compresa tra 10 e 14 anni. Nel 2018, in base agli ultimi dati ufficiali disponibili, in Brasile ci sono stati almeno 66 mila stupri, nel 53,8% dei casi ai danni di minorenni di eta’ inferiore ai 13 anni. Dall’arrivo al potere di Bolsonaro, nel gennaio 2019, conservatori e movimenti evangelici hanno intensificato le loro battaglie contro l’aborto.
