Coronavirus, da Reggio Calabria una terapia che fa ben sperare: l’Adenosina ferma completamente l’infiammazione, “dopo una settimana i pazienti lasciano l’ospedale”

L'Adenosina "ferma completamente l'infiammazione, mette a riposo il tessuto, comincia il processo di riparazione e avverte il sistema immunitario"

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L’Adenosina è una molecola prodotta dal nostro organismo in grado di spegnere l’infiammazione e indurre i processi di riparazione. Proprio questa molecola fa ben sperare nella lotta al coronavirus: è infatti alla base di una cura contro il Covid-19 avviata al grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria. Alla base di questa tecnica ci sono gli studi di immunoterapia oncologica del dottor Pierpaolo Correale, direttore dell’unità operativa di oncologia medica dell’ospedale calabrese che ha spiegato a Il Sole 24 ore come funziona il trattamento contro l’infiammazione per mezzo dell’adenosina.

Attraverso dei recettori ferma completamente l’infiammazione, mette a riposo il tessuto, comincia il processo di riparazione e avverte il sistema immunitario. Questo processo funziona sempre, solo nel polmone ci possono essere dei problemi, perché l’ossigeno è un inibitore del processo di trasformazione dell’Atp in adenosina“, ha spiegato Correale.

coronavirusDalla collaborazione con Sebastiano Macheda, direttore terapia intensiva e anestesia dell’ospedale calabrese, è nata l’intuizione di usare un farmaco antiaritmico ma con una forte azione antinfiammatoria con somministrazione ai pazienti affetti da Covid-19 per aerosol. “L’idea è stata di somministrarlo attraverso nebulizzazione fatta con un sistema ad alti flussi”, ha spiegato Macheda.

E i risultati sono ottimi, tanto che il trattamento ha attratto interesse anche negli Stati Uniti: “Gran parte dei pazienti ha potuto lasciare l’ospedale entro una settimana con un quadro di polmonite praticamente risolto. Oggi a quasi quattro mesi di distanza dodici di 14 pazienti sono guariti e sono in ottime condizioni generali. A livello nazionale siamo un po’ fermi. Abbiamo chiesto uno studio sperimentale all’Aifa e per due volte l’Aifa ci ha chiesto ulteriore integrazione. Siamo fermi ma il nostro studio sta per essere replicato negli Stati Uniti, adesso stanno per partire con uno studio sperimentale e c’è l’intento di estendere questo studio a livello internazionale”.