“Cio’ che perdiamo ora dell’Antartide, e’ perduto per sempre“. Sono le parole che hanno usato i ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research, della Potsdam University e della Columbia University di New York per spiegare, in una nota, le conclusioni del loro ultimo lavoro di ricerca sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla calotta antartica. Lo studio, a cui Nature questa settimana dedica la copertina, mostra gli effetti dell’innalzamento delle temperature sui ghiacci della calotta polare antartica, cruciale per il livello del mare a livello globale.
“L’Antartide – spiega Ricarda Winkelmann, ricercatrice presso l’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK) e l’Universita’ di Potsdam, e autore dello studio – contiene piu’ della meta’ dell’acqua dolce della Terra, congelata in una vasta calotta di ghiaccio che e’ spessa quasi 5 chilometri”. “Poiche’ l’acqua e l’atmosfera dell’oceano circostante si riscaldano a causa delle emissioni umane di gas serra, la copertura bianca al Polo Sud perde massa e alla fine diventa instabile. A causa della sua vastita’, il potenziale dell’Antartide per il contributo all’innalzamento del livello del mare e’ enorme: gia’ a 2°C di riscaldamento, lo scioglimento e il flusso accelerato di ghiaccio nell’oceano comporteranno, alla fine, 2,5 metri di innalzamento del livello. A 4°C, saranno 6″.

Il punto di non ritorno e’ indicato nel modello nell’aumento di 10°C, una soglia critica che corrisponderebbe alla sparizione dei ghiacci in Antartide. Il conseguente innalzamento del livello dei mari comporterebbe conseguenze disastrose sulle citta’ piu’ vicine alle coste, come Londra, Mumbai, New York, Shanghai.
