Il morbo di Alzheimer è una malattia del cervello che provoca un declino delle capacità di memoria, di pensiero e ragionamento.
E’ la più comune causa di demenza e prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo sintomi e aspetti neuropatologici della malattia.
Proprio in riferimento ai segni della malattia, secondo l’Alzheimer’s Association ci sono dei “campanelli d’allarme” che non andrebbero sottovalutati.
Ecco quali sono nel dettaglio:
- la perdita di memoria (dimenticare le informazioni apprese di recente, date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte);
- cambiamenti nella capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri;
- difficoltà a concentrarsi, e impiegare molto più tempo di prima per fare le cose;
- difficoltà a completare le attività quotidiane (guidare l’auto verso un luogo familiare, gestire un budget al lavoro o ricordare le regole di un gioco preferito);
- perdita del senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo (difficoltà a capire qualcosa se non avviene immediatamente, dimenticare dove ci si trova);
- avere problemi visivi (difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto, passare davanti a uno specchio, e pensare che qualcun altro sia nella stanza o non capire di essere la persona nello specchio;
- difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione (fermarsi nel bel mezzo di una conversazione e non avere alcuna idea di come continuare, avere problemi a trovare la parola giusta o chiamare le cose con il nome sbagliato);
- lasciare gli oggetti in luoghi insoliti (perdere le cose e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo);
- cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale;
- cambiamenti di umore e di personalità (diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort).
Va chiarito che, in ogni caso, si tratta di sintomi generici, se presi singolarmente: molte persone hanno problemi di perdita di memoria, e ciò non significa che esse soffrano del morbo di Alzheimer o di un’altra forma di demenza.
Ecco perché il ruolo dello specialista è considerato fondamentale e irrinunciabile per la diagnosi.
I primi sintomi dell’Alzheimer si nascondono in alcuni piccoli errori di linguaggio

Grazie a particolari tecniche di analisi linguistica potrebbe essere possibile individuare i primissimi segnali dell’Alzheimer.
Titolo del lavoro, co-finanziato dal MIUR, “Speech Analysis by Natural Language Processing Techniques: A Possible Tool for Very Early Detection of Cognitive Decline?”.
Tra gli autori la dottoressa Daniela Beltrami e il dottor Enrico Ghidoni della Neurologia reggiana diretta dal dottor Franco Valzania.
Gli studiosi sono riusciti a individuare specifiche alterazioni nell’uso della lingua parlata in pazienti che presentano i primi segni di deterioramento cognitivo. Un metodo che potrebbe anticipare notevolmente il riconoscimento dell’insorgere della malattia e consentire di attivare così per tempo misure terapeutiche adeguate ad alleviare l’impatto nella vita quotidiana. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, il lavoro collega neuroscienza e linguistica applicando strumenti di analisi del linguaggio a un problema medico urgente come il riconoscimento precoce del decadimento cognitivo.
Il morbo di Alzheimer è una malattia che, a causa di un’alterazione delle funzioni cerebrali, provoca il declino progressivo sia della memoria che delle funzioni cognitive, fino alla perdita completa dell’autonomia. Prima di manifestarsi in modo evidente, però, l’Alzheimer attraversa una fase che può durare diversi anni, durante la quale, nonostante i sintomi siano minimi, la malattia è al lavoro. Individuare i segnali della presenza dell’Alzheimer già in questa fase “pre-sintomatica”, aumenta la potenzialità delle cure disponibili e di quelle future, in quanto agiscono su un sistema solo parzialmente compromesso e quindi più sensibile al trattamento, sia esso farmacologico o di riabilitazione cognitiva.
Nello studio clinico sono stati coinvolti 96 partecipanti, metà dei quali con segni di deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment), una condizione che può precedere l’insorgere del morbo di Alzheimer. Durante l’esperimento, a ogni partecipante è stato chiesto di descrivere a parole prima i dettagli di un’immagine, poi una loro tipica giornata di lavoro e infine l’ultimo sogno che ricordavano. Le risposte sono state analizzate utilizzando tecniche di elaborazione del linguaggio capaci di esaminare il ritmo e il suono delle parole, l’uso del lessico e della sintassi e altri dettagli. Confrontando le risposte dei soggetti affetti da deterioramento cognitivo lieve con quelle dei soggetti privi di disturbi, la sfida dei ricercatori era trovare segnali della presenza di deterioramento cognitivo che i test neuropsicologici convenzionali non sono in grado di identificare. Una sfida che, al termine dell’analisi, ha restituito i risultati sperati.