Una delle isole più remote al mondo, l’isola di Pasqua, è situata nell’Oceano Pacifico, oltre 3.500 km al largo della costa occidentale del Sud America: l’isola cilena è anche nota come Rapa Nui dai suoi abitanti indigeni. Il nome corrente venne invece dato all’isola il giorno in cui gli europei vi sbarcarono nel 1700, la domenica di Pasqua.
L’isola è famosa per le sue statue monolitiche di pietra, chiamate Moai, che sarebbero state realizzate in memoria degli antenati degli abitanti: se ne contano circa 1.000 sparse su tutta l’isola, normalmente posizionate vicino all’acqua dolce. Molte si trovano nei pressi del vulcano Rano Raraku, sulla costa sud-orientale.
La maggior parte degli abitanti dell’isola vive ad Hanga Roa, la città principale e porto sulla costa occidentale.
È interessante ricordare che la lunga pista dell’unico aeroporto dell’isola fu designata in passato come sito di atterraggio di emergenza della navetta spaziale statunitense, lo Space Shuttle.
Sul bordo della punta sud-occidentale dell’isola si trova Ranu Kao, il più grande vulcano dell’isola: ha una forma particolare per via del suo lago craterico, uno dei tre soli bacini idrici naturali dell’isola.
Molti turisti sono attratti sull’isola per via della sua storia misteriosa e della sua posizione isolata.
Risolto uno dei misteri dell’Isola di Pasqua

Nessuno sa con certezza quando siano avvenuti i primi insediamenti, ma la loro scomparsa potrebbe essere un monito: era infatti un’area fiorente nel Pacifico sudorientale, ma al momento della scoperta dell’isola da parte degli europei, all’inizio del XVIII secolo, le risorse erano già a livelli critici, ed entro la fine del 19° secolo sull’isola vivevano appena 111 nativi, rispetto ai 3000 del secolo precedente.
Un calo drastico che per i ricercatori ha sempre rappresentato un enigma.
Un team internazionale di scienziati (Cile, Spagna e Norvegia) ha respinto le teorie precedenti e ha invece attribuito la caduta di Rapa Nui a una catena di eventi legati al cambiamento climatico: gli abitanti avrebbero infatti affrontato delle crisi legate agli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici sulla capacità di produzione alimentare dell’isola.
La ricerca avanza dunque una nuova ipotesi: gli abitanti di Rapa Nui avrebbero affrontato almeno tre crisi sociali durante i secoli successivi alla colonizzazione.
La prima risale al 1450-1550, durante la piccola era glaciale, la seconda tra l’arrivo dei primi europei nel 1772 e il 1774, e poi una nel corso del XIX secolo, a causa dell’introduzione di malattie epidemiche e della tratta degli schiavi.
Secondo lo studio, la popolazione ha faticato ad adattarsi in un ambiente in costante cambiamento, un’area fortemente influenzata dal fenomeno climatico El Niño: Rapa Nui sarebbe particolarmente sensibile alle fasi fredde di questa variazione periodica, che portano a una diminuzione delle piogge con conseguente crollo della produzione alimentare.
“Non abbiamo trovato né tracce di un equilibrio idilliaco con la natura né un enorme collasso. Invece, abbiamo scoperto interazioni tra 3 fattori: cambiamenti climatici, dimensione della popolazione umana e variazioni nell’ecosistema. Il cambiamento si manifesta come un modello a lungo termine di variazioni delle precipitazioni nell’arco di circa 400 anni. La popolazione è incrementata durante lo stesso periodo, ed è cambiato l’uso delle risorse naturali e dei metodi agricoli,” ha spiegato Mauricio Lima dell’Università Católica de Chile di Santiago. “La mia opinione è che gli isolani non solo fossero consapevoli dei cambiamenti, ma furono anche in grado di cambiare il modo in cui vivevano sull’isola. Sono gradualmente passati dalla società piuttosto complessa che erigeva le meravigliose statue moai, a una successiva e più semplice società agraria“.
“La popolazione di Rapa Nui viveva e vive su un’isola piccola e remota con risorse limitate e noi stessi viviamo su un pianeta piccolo e remoto con risorse limitate. Una delle lezioni di questo studio è l’importanza delle interazioni tra i cambiamenti climatici, dimensione della popolazione umana e variazioni nell’ecosistema“.
