Sarebbero dei cloni particolarmente potenti del batterio Streptococcus pyogenes, associati a tossine particolari e in grado di aumentarne l’infettività, i responsabili della recente ricomparsa e recrudescenza della scarlattina, una malattia che ha provocato tassi di mortalità elevati per secoli, ma che era stata quasi del tutto dissipata negli anni ’40. Lo hanno scoperto gli esperti dell’Università del Queensland, nell’ambito di uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, durante il quale il team ha indagato sulla capacità di infezione dei ceppi moderni del batterio che provoca la scarlattina. “Al pari di SARS-CoV-2 – spiega Stephan Brouwer dell’Università del Queensland, primo autore dell’articolo – lo Streptococcus pyogenes si diffonde per via aerea, tramite starnuti o colpi di tosse, e puo’ provocare sintomi come mal di gola, febbre, mal di testa e linfonodi ingrossati, oltre alla caratteristica eruzione cutanea di colore rosso scarlatto”.

Secondo il gruppo di ricerca un ceppo del batterio Streptococcus pyogenes in grado di acquisire tossine superantigene. “Questa varietà sta formando nuove copie – aggiunge Mark Walker, collega e coautore di Brouwer – le tossine si trasferiscono nel batterio quando viene infettato dai virus che trasportano i geni della tossina, che permette allo streptococco di infettare meglio l’organismo. Questi cloni batterici sovralimentati hanno causato i nostri moderni focolai di scarlattina”.
