“Se lo stravolgimento dei giudizi di merito enunciati da organismi autorevoli e competenti in ambito scientifico venisse di nuovo perpetrato, assisteremmo all’ulteriore logoramento dei principi di libertà di ricerca (art. 33 Costituzione) su cui si fonda l’università pubblica: una condanna alla ‘marginalità sociale’ e alla ‘irrilevanza politica’“. E’ un passaggio della lettera di un gruppo di scienziati italiani, pubblicata in vista della sentenza del Consiglio di Stato, attesa per oggi, sul caso del progetto europeo ‘Light-Up’. Uno studio condotto in due atenei italiani, che – dopo i ricorsi di associazioni animaliste contrarie alle sperimentazioni sui macachi – ha avuto uno stop cautelare da parte del Consiglio di Stato, poi sconfessato dalla decisione di merito del Tar del Lazio. Alla lettera ha aderito anche il ‘Patto trasversale per la scienza’.
“Nell’ultimo anno – si legge nella missiva – i progetti di giovani ricercatori finanziati dal prestigioso European Research Council (Erc) sono stati 436, di cui ben 53 assegnati a studiosi italiani (secondi dopo i tedeschi). Tuttavia, solo 20 di questi 53 progetti saranno condotti in Italia, perché la maggior parte dei nostri giovani ricercatori condurrà la ricerca all’estero, per poter trovare condizioni di lavoro, tutela dei diritti e serenità consoni all’importanza sociale del loro compito”. “In ambito biomedico – sottolineano – preoccupa la vicenda relativa ad uno di questi progetti italiani vincitore di Erc, il progetto Light-Up che si propone di comprendere i problemi visivi che insorgono a seguito di piccole lesioni cerebrali e a come porvi rimedio, e prevede tra l’altro una fase di sperimentazione su macachi”.

Oggi dunque “l’ennesima udienza del Consiglio di Stato per un ulteriore pronunciamento su quanto già enunciato dal Tar, a causa dell’ennesimo ricorso della Lav. Oltre all’evidente danno per i ricercatori coinvolti nel progetto Light-Up, questa vicenda – denunciano – ha evidenti ripercussioni sulla credibilità e competitività del nostro sistema della ricerca”. “Questi eventi – fanno notare – pongono la ricerca biomedica italiana in una condizione non solo di inferiorità, ma anche di manifesta inaffidabilità nel contesto europeo, che potrebbe precludere l’accesso a fondi comunitari su temi vitali per la salute pubblica e, persino, all’utilizzo dei tanto attesi fondi per ricerca e sviluppo legati all’emergenza Covid-19 (Next Generation Eu o Recovery Fund). Ciò renderebbe ancora più difficile la situazione della ricerca italiana e dei tanti lavoratori e ricercatori del settore. Scoraggerà alcuni dal rientrare in Italia, ne spingerà altri ad abbandonare il nostro Paese“, concludono.
