Era un venerdì proprio come oggi, quel 13 novembre 2015, quando il terrorismo colpì al cuore Parigi, la Francia, e tutto l’Occidente.
I fatti. Un commando di jihadisti attaccò in diverse zone della città: 130 le persone uccise, 368 i feriti. Al Bataclan, la grande sala concerti dove si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal, la strage principale: 89 morti. Attentati cruenti, pianificati nel dettaglio. Prima due esplosioni allo Stade de France durante la partita tra Francia e Germania. Poi il fuoco nel bar Le Carillon e nel ristorante Le Petit Cambodge, nel decimo arrondissement, con decine di morti. In seguito furono presi di mira un altro cafè e due ristoranti, fino alla terribile strage del Bataclan. Per il quinto anniversario della tragedia, a causa del Covid-19 e delle restrizioni in vigore in Francia, non ci sarà la consueta commemorazione, solo un ricordo dei familiari delle vittime. Inizialmente si era pensato a una grande cerimonia per omaggiare anche i morti dei recenti attentati, come il professor brutalmente decapitato, Samuel Paty, ma l’aumento dei casi di coronavirus nel Paese ha sconvolto tutti i piani.
LE PROFEZIE DI NOSTRADAMUS

“A 5 e 40 gradi il cielo brucerà
Fuoco si approssimerà alla grande Città Nuova
All’istante una grande fiammata si spargerà e farà sprofondare
Quando si vorrà dei Normanni fare sofferenza.”
Ovviamente, come sempre quando si tratta di argomenti così discussi come le profezie, c’è chi pensa che non ci sia nessun collegamento con l’attentato a New York, ma la latitudine di 40°, la “Città Nuova” (New York, appunto), e la sofferenza dei “Normanni”, hanno dato adito alle teorie più disparate.
“La grande guerra inizierà in Francia e poi tutta l’Europa sarà colpita, lunga e terribile essa sarà per tutti….poi finalmente verrà la pace ma in pochi ne potranno godere”.
Leggere oggi queste parole fa rabbrividire, o quantomeno riflettere, anche i più scettici. I timori che serpeggiano nell’aria in questi giorni, in tutta Europa, sono palpabili, anche in Italia. E proprio in merito alla capitale italiana, Roma, lasciano senza parole questi due passi di Nostradamus:
“Ci saranno tanti cavalli dei cosacchi che berranno nelle fontane di Roma”.
(I cosacchi, al tempo di Nostradamus, erano le popolazioni nomadi tartare delle steppe della Russia meridionale, ovvero un gruppo etnico di origine turcica che abitò l’odierna Mongolia).
Oh, vasta Roma, la tua rovina si avvicina.
Il tuo male è prossimo.
Sarai prigioniera per più di quattro volte.
Piango per l’Italia. Sarà distrutta da un terremoto e da bombe:
fuoco del centro della terra…
la farà tremare.
Finché due potenze fanno la guerra
per lungo tempo.
Il cielo arderà a 45 gradi.
Il fuoco si avvicina…
la gran fiamma salterà subito.”
Sono solo profezie, ovvio, alle quali ognuno può dare il valore che ritiene più opportuno, ma leggerle in questi giorni vuol dire guardarle con un occhio diverso.
