Ricorre oggi il 31° anniversario della caduta del Muro di Berlino, ovvero il momento in cui cambiò il mondo contemporaneo, con il crollo del simbolo della Guerra Fredda. Quel giorno, il Comitato centrale del partito comunista si riunì in sessione. Principale punto all’ordine del giorno, la discussione di una proposta del Consiglio dei ministri per un allentamento delle restrizioni sui viaggi all’estero. Guenther Schabowski, capo della sezione del partito comunista a Berlino e responsabile per i rapporti con la stampa del Comitato centrale della Sed, era assente perché impegnato in una conferenza stampa. Concluso questo impegno, Schabowski tornò al Comitato centrale dove gli venne consegnato il testo del provvedimento adottato, compresa la parte riguardante le nuove norme sui viaggi. Mezz’ora dopo lo attendeva una conferenza stampa internazionale. Il funzionario comunista non ebbe il tempo di leggere i documenti, che si limitò a sfogliare. Ed annunciò, rispondendo ad una domanda, che la gente avrebbe potuto recarsi per viaggi privati all’ovest senza restrizioni. Ad una richiesta di precisazione sull’entrata in vigore del provvedimento, sfogliando l’incartamento rispose: ‘Per quanto mi risulta, da subito, senza rinvii’‘.

I FATTI: DALLA COSTRUZIONE AL CROLLO DEL MURO
‘Da stasera la frontiera è aperta’. Con questo semplice e lapidario annuncio fatto dal leader del partito comunista berlinese, Gunter Schabowsky, il 9 novembre 1989 inizia il tanto agognato smantellamento del Muro di Berlino, simbolo angosciante e indiscusso della Guerra fredda. Era dal 1961 che la città di Berlino, e con essa tutta l’Europa, se non il mondo intero, erano stati divisi in due parti: il blocco comunista, guidato dall’ex Urss e i paesi democratici, capeggiati dagli Stati Uniti d’America. E per erigere il terribile muro era bastata una sola notte, quella tra il 12 e il 13 agosto del ’61, quando si decise di costruirlo per cingere i tre settori occidentali della città.
I leader della Germania Est, negando palesemente l’evidenza, sostennero per anni che si trattava di un semplice “muro di protezione antifascista”, il cui scopo era quello di evitare eventuali attacchi da Ovest. In realtà, in una Guerra Fredda mai sfociata in deflagrazione militare, era ovvio che si trattava solo di una mera giustificazione per coprire un atto che andava a ledere i più importanti diritti di migliaia di cittadini dell’est europeo, di fatto reclusi e bloccati entro i confini di influenza del loro governo, a tutti gli effetti dittatoriale. Basti pensare al fatto che il tentativo di superare il muro veniva punito violentemente e senza alcun riguardo per anziani o bambini.
Con l’abbattimento del Muro, avvenuto nel 1989, si ebbe una delle vittorie più grandi e più sentite della democrazia. Riaprire i confini, permettendo il ricongiungimento di famiglie rimaste divise per anni, e ridando la libertà a migliaia di giovani nati sotto il regime e che non erano mai usciti dai confini del territorio comunista, fu una conquista del liberalismo e dell’importanza delle trattative e del dialogo politico a livello mondiale.