Era stata una mattinata dal clima mite, con una temperatura quasi primaverile e un sole insolitamente caldo per essere quasi fine novembre. Nessuno poteva sapere che alle 19.34 tutto sarebbe cambiato per sempre, con il terremoto dell’Irpinia. Cambiò persino il meteo, visto che dopo il terribile rombo della Terra una notte gelida si è abbattuta come un scure sui superstiti. E arrivò anche la prima neve, che cadde inesorabile sui paesi delle aree interne tra la Basilicata e le province dell’Avellinese e del Salernitano. Cambiò anche l’intero volto di una civiltà contadina antica di cui quella parte di Italia era orgogliosa. Il terremoto dell’Irpimia modificò la vocazione economica di quella porzione del Cratere che ospitò, negli anni a seguire, l’arrivo dei grandi nomi dell’industria del Nord, attirati dalle risorse a fondo perduto e dagli sgravi fiscali della legge 219/81, spesso per poi tornare a casa loro, lasciando un deserto di capannoni e di cassa integrazione.

In merito al settore industrializzazione, “l‘errore fu di non tramutare quei gemellaggi di solidarieta’ tra imprese del Nord e terremotati d’Irpinia e Basilicata in sinergie che potessero dare la spinta a far nascere un’imprenditoria locale, autoctona”. L’altro grande fronte delle polemiche, durato decenni, fu quello dei soccorsi. “Ho assistito a degli spettacoli che mai dimentichero’. Interi paesi rasi al suolo, la disperazione poi dei sopravvissuti vivra’ nel mio animo. Sono arrivato in quei paesi subito dopo la notizia che mi e’ giunta a Roma della catastrofe. Ebbene, a distanza di 48 ore non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari”, disse due giorni dopo la catastrofe il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, agli italiani, parlando in televisione a reti unificate
Numeri e cifre della scossa di 40 anni fa
La sera del 23 novembre 1980 una lunga scossa di terremoto si portò dietro morte e distruzione nelle aree interne della Campania e della Basilicata. Alle 19:34:53 la terra tremò per 90 secondi, con ipocentro a 15 chilometri di profondità; la magnitudo registrata dai sismografi era di 6,9, e l’onda si propagò in un’area che si estendeva per 17mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture. Tre ‘sub eventi’ nell’arco di meno un di un minuto, dirà poi la ricerca scientifica, ruppero in successione tre segmenti di faglia adiacenti. La scossa fu percepita da quasi tutta l’Italia peninsulare, ed ebbe i suoi massimi effetti distruttivi in 6 paesi: Conza della Campania, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, nell’Irpinia; Castelnuovo di Conza, Laviano e Santomenna, nel Salernitano. Distruzioni estese, pari al 50% del costruito, in 9 comuni, 7 in provincia di Avellino e 2 in provincia di Potenza.
Per comprendere quale fosse il concreto fabbisogno finanziario, la legge 80 del 1984 pose come limite il 31 marzo 1984 per presentare le istanze di accesso ai benefici previsti gia’ nella legge 219, corredate da progetto tecnico e perizia giurata. Alla fine le risorse necessarie per l’edilizia privata ammontavano a 15.500 miliardi di lire, quelle per le opere pubbliche a 4.500 miliardi, per un totale di 20.000 miliardi di lire. Quattro anni dopo, al 30 novembre, il fabbisogno era piu’ che raddoppiato: per l’edilizia privata erano necessari 29.674 miliardi di lire, 12.000 miliardi di lire per le opere pubbliche, per un totale di 41.634 miliardi di lire. Il capitolo dello sviluppo legato all’articolo 32 di quella legge mostra cifre ancora piu’ grandi: per le infrastrutture servivano 800 miliardi di lire; 1.257 miliardi di lire erano i contributi da dare alle aziende che si andavano di insediare con i bonus previsti dalla legge nelle aree del cratere; per 206 km di infrastrutture stradali servivano altri 1.279 miliardi di lire; per 171 km di infrastrutture idriche da rifare o fare ex novo, 172 miliardi di lire; per 455 km di infrastrutture elettriche, 43,4 miliardi di lire; per altre infrastrutture 112 miliardi di lire.
Papa Francesco: le ferite non sono ancora rimarginate
“Rivolgo un pensiero speciale agli abitanti di Campania e Basilicata per il disastroso terremoto in Irpinia di 40 anni fa. Fu un evento drammatico, ma le ferite non sono ancora rimarginate: si è evidenziata la generosità e la solidarietà degli italiani“. Così Papa Francesco, durante l’Angelus di ieri, 22 novembre.