“Un terremoto che devastò gran parte delle regioni della Campania e della Basilicata. Ricordiamo la sofferenza dei cittadini di quei territori per la scarsa capacità del sistema dei soccorsi. Da quel terremoto nacque la Protezione Civile nazionale ed è stata messa in atto la grande idea di Giuseppe Zamberletti che ha voluto mettere insieme, in modo organizzato la comunità scientifica, le istituzioni ed i cittadini. Un’organizzazione che nel corso del tempo si è voluta e che ha fatto delle attività di prevenzione, di previsione, di gestione dell’emergenza la sua vocazione naturale. E’ importante prevenire! Quell’evento dimostrò che nel nostro Paese c’era bisogno di avere abitazioni costruite in modo giusto e dunque iniziò tutta l’attività che poi avrebbe portato la Nazione all’aggiornamento delle norme tecniche sulle costruzioni, per la costruzione in sicurezza delle nostre infrastrutture ma anche ha portato a mettere in piedi il ciclo della gestione del rischio in termini di attività di Protezione Civile”. Lo ha affermato il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, intervenendo pochi minuti fa all’evento sul quarantennale organizzato dalla Società Italiana di Geologia Ambientale e dalla Fondazione UniVerde, “1980 – 2020 – 40 anni dal terremoto dell’Irpinia. Italia: il Bel Paese fragile da tutelare”, la cui diretta online è terminata da poco sulle pagine Facebook di SIGEA e UniVerde –
https://www.facebook.com/Sigea.Societa.Italiana.di.Geologia.Ambientale/videos/185280223190818/
La Protezione Civile lavora ad un sistema di allertamento

In Italia in media un terremoto disastroso ogni 4 – 5 anni
“Perché ricordare un evento tragico come quello del terremoto dell’Irpinia? A cosa deve servire il ricordo? Nel nostro Paese dal 1861 al 2020 si sono verificati 36 terremoti disastrosi, in media uno ogni 4-5 anni. In particolare in Campania negli ultimi 2000 anni il catalogo dei terremoti riporta 62 eventi sismici con effetti uguale o maggiore al VI grado della Scala macrosismica (Mercalli-Cancani-Sieberg) – ha affermato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – che hanno interessato 640 località (fonte Emanuela Guidoboni webinar Sigea del 20/11/2020). Come si può comprendere l’Italia è geologicamente sismica e storicamente vulnerabile agli effetti dei terremoti”.
“Il terremoto dell’Irpinia per il numero di vittime, per gli effetti sul tessuto sociale, per gli effetti sul sistema economico e sul patrimonio edilizio si può considerare un “laboratorio”. Quella dell’Irpinia è un’esperienza tra memoria narrata e ricerche scientifiche e tecnologiche; una esperienza tra tragedia umana e sociale e ricostruzione inquinata dall’avidità di chi molto spesso prende tanto da tutti, senza restituire nulla a nessuno. Ricordare il terremoto del 1980 e i suoi effetti con eventi pubblici e dibattiti, come sta facendo in questi giorni la Sigea, vuole andare oltre quell’esercizio di memoria di gruppo. Il nostro intento è quello di mettere insieme testimonianze umane e testimonianze scientifiche, testimonianze che devono necessariamente stimolare un’analisi critica su cosa è stato fatto nel Paese per mitigare il rischio sismico e di conseguenza cosa non è stato fatto e perché. La nostra è una sirena di allarme che vuole annunciare gli effetti del prossimo terremoto e che chiede di riportare l’attenzione su uno dei più severi rischi geologici, si severo, molto severo con tutti coloro che non lo conoscono o lo sottovalutano per ignoranza o interessi speculativi”.
Ma perché in Italia i terremoti fanno tanti danni?
Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde ha sottolineato l’importanza del recupero dell’Appennino. “Il terremoto della Campania, Basilicata, ma anche gli altri terremoti che si sono verificati in Abruzzo, Marche, Umbria, sono terremoti che hanno colpito le aree interne. Lo stesso Covid – ha affermato Alfonso Pecoraro Scanio – questa esperienza pandemica, ha sottolineato e ci ha fatto scoprire l’importanza di recuperare le aree interne. Dunque il Recovery Fand che prevede risorse ingenti, impegnative, deve essere concentrato anche e soprattutto sul tema delle aree interne dell’Italia. Dobbiamo puntare ad una ripopolazione, comunque sostenibile di queste aree e con la ripopolazione potranno ritornare in questi territori anche i servizi”.