“L’ho visto per l’ultima volta ieri, alle Scotte . Era entrato in coma, non mi ha riconosciuto. Fino al giorno prima sorrideva, anche se aveva perduto la forza di parlare“. Così al quotidiano “La Nazione” Rossano Rossi, fratello di Paolo, due anni e mezzo più grande, ne racconta le ultime ore. “Era malato dalla primavera, colpito al polmone – spiega – Decise di non farlo sapere, di affrontare la malattia protetto dalla famiglia, senza clamori. Dalla malattia originaria se ne sono sviluppate altre, anche alle ossa, certo indotte dalla debilitazione che ogni giorno lo rendeva più vulnerabile. No, il Covid non lo ha colpito“. Paolo Rossi era ricoverato alle Scotte di Siena, dove Rossano andava a trovarlo “sulla base di permessi che chiedevo e mi venivano concessi quando i medici lo stabilivano“.
“In pochi mesi ha subito interventi, si è sottoposto a cure impattanti – prosegue – Lo ha fatto con coraggio, impegnando tutto sé stesso, fino a sabato ha ricevuto le terapie. Paolo aveva fiducia dei sanitari di Siena si era affidato loro con la massima disponibilità e ha offerto ai medici ogni energia per superare il male. Si è aiutato da solo, con l’affetto della famiglia, di noi“. Paolo Rossi si concedeva attimi di vita apparentemente normale, accettando ogni tanto gli inviti della tv. “Si collegava dal pc di casa con la Domenica sportiva, come tanti fanno, oggi, in tempi di Covid – racconta Rossano – Per sostenere la breve intervista era necessaria una iniezione che lo tenesse su. Il medico gliela praticava poco prima. Gli faceva piacere mostrarsi agli sportivi, al suo mondo del calcio. Noi familiari annunciavamo che si era operato alla schiena, per spiegare la sua assenza. E non era una bugia, perché in questi mesi si è sottoposto anche a un intervento alla vertebra“.
Rossano e Paolo iniziarono insieme la carriera nel calcio, sotto lo sguardo di babbo Vittorio, al quale è intitolato oggi il campo del Santa Lucia e di mamma Amelia. Dal Santa Lucia passarono all’Ambrosiana. Rossano andò poi alle giovanili della Juventus, Paolo restò qualche anno in Toscana, prima di arrivare pure lui ai bianconeri e di consacrarsi attraverso Como, Vicenza, Perugia come centravanti della Nazionale, amato in Italia e anche all’estero. “Abbiamo passato la vita insieme – conclude Rossano – Non ci siamo staccati un attimo, anche se eravamo fisicamente a migliaia di chilometri di distanza. Il ricordo che serberò è di noi che giochiamo insieme a pallone da ragazzini. Al di là dei trionfi, lui sarà sempre il mio Paolo“.

L’ultima intervista: “Sto cercando di superare mesi difficili”
“Sono stati mesi difficili, che sto cercando di superare“. Lo diceva Paolo Rossi appena cinque giorni fa, nella sua ultima intervista, al ‘Giornale di Vicenza’. E’ “una fase complicata della mia vita, dal punto di vista della salute, ma sto facendo di tutto per tornare quanto prima a stare bene. Nonostante ciò, non mi sono mai perso una partita del Lane, è più forte di me, è un pezzo di cuore“, diceva parlando del Vicenza. “Credo sia tutto un po’ falsato -diceva commentando il calcio durante la pandemia-, perché a volte le scelte sono obbligate Ma è un destino democratico, vale per tutti, quindi non resta che giocarsela in campo. Quello che non mi piace è che non ci siano tifosi allo stadio. Da calciatore so quanto sia importante il calore del pubblico e da spettatore mi rendo conto di quanto il tifo faccia a volte la differenza”.
Nell’intervista anche una considerazione su Stéphanie Frappart, primo arbitro donna in Champions League, in Juventus-Dinamo Kiev: “una bella svolta, mi piace l’idea. Anche qui, come per tutte le novità, va assecondata. Le donne sono attente, diligenti, determinate e quando scelgono di fare una cosa la fanno al meglio, dunque avanti così“.