Terremoto Milano, l’esperto INGV a MeteoWeb: “Zona poco conosciuta, le faglie sono sepolte sotto i sedimenti del Po”

Alessandro Amato, geologo e sismologo dell’INGV, ai microfoni di MeteoWeb sul terremoto a Milano: “Non c’è una sismicità storica importante e questo è un bene”

  • Mappa del risentimento sismico in tutta la Lombardia in seguito al terremoto M. 3.9 di oggi
    Mappa del risentimento sismico in tutta la Lombardia in seguito al terremoto M. 3.9 di oggi
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MeteoWeb

Nel pomeriggio, un terremoto di magnitudo 3.9 ha colpito Milano, con la popolazione che ha distintamente avvertito la scossa. Il sisma si è verificato a 56,2km di profondità, con epicentro a Pero. Tantissime le chiamate ai centralini di protezione civile e vigili del fuoco, con tanta gente scesa in strada impaurita. La mappa di scuotimento calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC mostra dei livelli di scuotimento fino al IV grado MCS.

Abbiamo contattato Alessandro Amato, geologo e sismologo dell’INGV. “Le faglie della zona sono poco conosciute, sono sepolte sotto i sedimenti del Po e non se ne sa molto. È una zona non molto conosciuta e considerata a pericolosità medio-bassa. Non è tra le zone più pericolose d’Italia, però ha una sua sismicità. Negli ultimi 30-35 anni, ci sono stati una decina di terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 nella zona, entro una cinquantina di chilometri da Milano. Ce n’è stato uno di magnitudo 3.7 in precedenza un po’ più a sud. Invece, proprio nell’area a ovest di Milano”, quella interessata dal sisma di oggi pomeriggio, “ci sono stati precedenti di terremoti di magnitudo superiori a 3 nel 2002 e 2005 ma non forti come quello di oggi”, spiega Amato.

Non si conoscono dettagli maggiori perché, come detto, la zona è poco conosciuta e nei cataloghi storici non sono riportati eventi di magnitudo così bassa, aggiunge Amato. “Non c’è una sismicità storica importante e questo è un bene”, sottolinea l’esperto, “perché vuol dire che non è una zona ad elevata pericolosità”. I pericoli derivano, però, dal fatto che si tratta di una “zona molto urbanizzata, ricca di strutture, industrie, infrastrutture” che rappresentano un “rischio abbastanza elevato anche per terremoti non molto forti”, precisa l’esperto.

Nonostante la rarità dell’evento, non si sono registrati danni né feriti. I pochi interventi dei Vigili del Fuoco hanno riguardato per lo più porte bloccate perché uscite fuori asse e la verifica della stabilità di alcuni edifici nel Monzese. A Milano la scossa è stata percepita come una deflagrazione seguita da un leggero spostamento. “Abito in piazza Vetra, proprio sopra il cantiere della metropolitana della linea blu, ho pensato fosse un’esplosione o il movimento di qualche macchinario per l’escavazione”, ha raccontato all’ANSA l’inquilino di uno stabile che affaccia all’angolo con via Molino delle Armi.

Sembra che questo terremoto non sia stato molto avvertito nel centro di Milano e, anche se si tratta solo di ipotesi, Amato prova a dare una spiegazione basandosi sul fatto che, se ci si trova in macchina o comunque in movimento, è più difficile avvertire un sisma. A Milano, è stato riportato un 3°/4° grado di risentimento, spiega Amato, e il fatto che non sia stato molto forte potrebbe spiegare perché in centro città la scossa possa essere stata avvertita di meno.

La storia sismica di Milano

Guardando la storia sismica di Milano(DBMI15), cioè le intensità prodotte dai vari terremoti e per i quali si ha l’informazione puntuale sulla località, si nota che solo in un caso si è verificata un’intensità pari al VII grado MCS a Milano, in occasione del terremoto del 1117 nel veronese di magnitudo 6.5. Intensità pari al VI o al V-VI grado MCS a Milano sono state prodotte dai terremoti del 1222 nel Bresciano-Veronese (M 5.7), del 1806 nel Reggiano (M 5.2), del 1851 in Valtellina (M 4.7) e del 1951 nel Lodigiano (M 5.2)”, riporta l’INGV.

A Milano un terremoto simile nel 1473

Nel catalogo storico dei terremoti dell’INGV, una scossa di terremoto simile a quella avvertita oggi è avvenuta nel 1473, più di cinque secoli fa, spiega all’Adnkronos Lucia Luzi, a capo della sezione di Milano dell’INGV. “Quello di quell’anno è stato un terremoto con magnitudo 3.8, è l’unico record del catalogo per quanto riguarda la città di Milano“. Il catalogo storico “è quello sui cui ci basiamo per fare i calcoli di pericolosità sismica, per stimare lo scuotimento del terreno per le costruzioni“. “Altri terremoti storici importanti si sono verificati in zone limitrofe, come a Monza nel 1396, con una scossa di magnitudo stimata intorno a 5, e poi una scossa al confine col Piemonte nel 1918, con una magnitudo pari a 4.6″. La scossa odierna è stata poi “moderata“, con un picco di accelerazione “di circa 10 cm al secondo quadrato, è stata una scossa molto breve, ma l’abbiamo sentita distintamente. L’ordine di grandezza di accelerazione, per capire, è quasi un decimo di quello che si è sentito nel centro Italia, ma è stato sufficiente per avvertirlo“.

Gli esperti parlano di “risveglio” del fronte delle Alpi sepolto sotto la pianura padana. “E’ stato un terremoto alpino, perché sotto i sedimenti di Milano è sepolto il fronte della catena alpina che é frutto della convergenza tra la pianura padana e l’Europa – spiega Carlo Doglioni, presidente dell’INGV – Si tratta di una convergenza molto lenta dell’ordine di un millimetro all’anno, vicino alla soglia della possibilità di rilevazione. Questa velocità così bassa solitamente non genera grandi terremoti, almeno in epoca storica non ne conosciamo. Nel lodigiano, invece, a Caviaga, nel 1951 abbiamo avuto una scossa di magnitudo 5.2-5.4″.