Come Viktor Navorski, l’iconico personaggio interpretato da Tom Hanks in “The Terminal“: Aditya Singh, californiano, laureato, di Chicago, ha vissuto per 3 mesi dentro l’aeroporto O’Hare della città dell’Illinois, utilizzando il badge di un addetto dello staff aeroportuale.
Mentre però il personaggio di Viktor era un turista diventato apolide dopo che il suo Paese aveva chiuso le frontiere in seguito a un colpo di stato, Aditya Singh invece ha scelto di vivere come un invisibile tra migliaia di passeggeri per paura del Covid: questa la versione che ha fornito agli agenti dell’FBI che lo hanno scoperto.
Arrivato a ottobre con un aereo partito da Orange County, in California, l’uomo è finito per sbaglio in una zona il cui accesso era consentito solo al personale dello scalo: così il 36enne ha raccontato di avere deciso di vivere all’interno dell’aeroporto perché si sentiva più al sicuro in un ambiente asettico e igienizzato. Nel frattempo, l’uomo ha rimediato il badge di un addetto, cosa che gli ha consentito di passare inosservato per 3 mesi giorni, Natale e Capodanno compresi, dando l’idea di essere un infaticabile lavoratore.
Il giudice gli ha concesso la libertà su cauzione (mille dollari) e lo ha convocato per il processo che si svolgerà a fine mese. A Singh è vietato di rimettere piede dentro l’aeroporto o provare a tornare a casa in aereo.
Prima di concedere la libertà su cauzione a Singh, la giudice della contea di Cook Susana Ortiz ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che qualcuno potesse rimanere in un’area protetta per così tanto tempo all’aeroporto senza che nessuno se ne accorgesse: “La corte trova questi fatti e circostanze abbastanza scioccanti per il presunto periodo di tempo in cui ciò si è verificato“. “Essendo in una parte protetta dell’aeroporto presumibilmente con un falso badge, in base alla necessità che gli aeroporti siano assolutamente sicuri in modo che le persone si sentano sicure nel viaggiare, trovo che quelle presunte azioni lo rendano un pericolo per la comunità“.
“Non abbiamo priorità maggiore se non la sicurezza e la protezione dei nostri aeroporti, che è gestita da una rete coordinata e multilivello delle forze dell’ordine – ha assicurato il Dipartimento dell’Aviazione di Chicago – Anche se questo incidente resta sotto inchiesta, siamo stati in grado di stabilire che questa persona non ha rappresentato un rischio per la sicurezza dell’aeroporto o del pubblico in viaggio. Continueremo a lavorare con i nostri partner delle forze dell’ordine per un’indagine approfondita della questione”.
