I social network censurano parole, discorsi o immagini che violano i principi di tolleranza, rispetto e fact checking. Ne sa qualcosa Donald Trump, il cui rapporto con i social, in particolare con Twitter, è sempre stato caratterizzato da censure e blocchi. Negli ultimi mesi, più volte sono state intraprese azioni di questo genere nei confronti di Trump e dei suoi sostenitori per quanto riguarda le affermazioni sulle elezioni presidenziali e dopo i terribili fatti di Capitol Hill, Twitter ha chiuso definitivamente il profilo di Trump.
Ma Trump e i suoi sostenitori hanno trovato un’altra strada per esprimere le loro idee sui social: Parler. Parler si presenta agli utenti come una piattaforma che promuove la libertà di parola e non ha nessun tipo di filtro che possa escludere parole o discorsi. Ecco come funziona.

Insomma, la piattaforma promette di essere il regno della libertà d’espressione. “Su Parler non c’è censura, non ci sono fact checker e nessuna segnalazione che dica alle persone cosa dire e cosa pensare”, ha spiegato Matze. “La cosa migliore è che tutti possano esporsi con una pessima idea e poi venire zittiti attraverso il dialogo pubblico”. Anche Parler, però, ha le sue regole: è vietato fare spam, non si possono sostenere organizzazioni terroristiche, non si può diffamare nessuno, non ci possono essere “minacce di infliggere danni fisici”, niente pornografia (che invece è consentita su Twitter), oscenità o indecenze e nemmeno nessun incoraggiamento all’utilizzo di marijuana.
Negli ultimi mesi, Parler ha goduto di un’ottima esposizione mediatica, tanto da essere negli Stati Uniti tra le prime 5 app più scaricate su Android e raggiungere posizioni di rilievo anche sull’App Store. E anche Trump potrebbe sbarcarvi presto. Parler ha raggiunto 1,5 milioni di utenti, cifra che però non è paragonabile ai 330 milioni di Twitter e agli oltre due miliardi di Facebook.
