SARS-CoV-2, variante italiana sorella di quella inglese: non è ancora noto se abbia una contagiosità maggiore

La variante bresciana di SARS-CoV-2 è 'sorella' della variante inglese: entrambe discendono da un antenato comune, ma le loro strade evolutive si sarebbero separate già lo scorso marzo

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La variante bresciana del coronavirus SARS-CoV-2 e’ stata trovata grazie al fiuto del virologo Arnaldo Caruso, presidente della Societa’ italiana di virologia e docente di microbiologia clinica all’Universita’ di Brescia, che ha deciso di approfondire il caso di un paziente 59enne con un’infezione da Covid persistente: esaminando il suo tampone di agosto e poi un tampone successivo eseguito a novembre, e’ emerso che il virus in quei pochi mesi aveva gia’ accumulato altre tre mutazioni.

Ora, uno studio genetico pubblicato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases dal gruppo di Caruso, in collaborazione con Massimo Ciccozzi, ordinario di statistica medica ed epidemiologia molecolare all’Universita’ Campus Bio-Medico di Roma, svela che la variante italiana di SARS-CoV2 isolata a Brescia lo scorso agosto e’ ‘sorella’ della variante inglese: entrambe discendono da un antenato comune, ma le loro strade evolutive si sarebbero separate gia’ lo scorso marzo.

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Foto Getty Images/Claudio Ventrella

Sia la variante italiana (N501T) che quella inglese (N501Y) presentano una mutazione della proteina Spike nella posizione N501, ma se la variante britannica ha sostituito l’amminoacido originario con una tirosina, il virus italiano lo ha invece rimpiazzato con una treonina. “In questi giorni stiamo completando uno studio che ci permettera’ di vedere cosa cambia nella struttura 3D della proteina Spike, un’informazione importante anche per capire se ci saranno conseguenze sull’efficacia dei vaccini“, spiega Ciccozzi.

Per sapere se anche la variante italiana e’ caratterizzata da una maggiore contagiosita‘ bisognera’ invece attendere fino a fine mese, quando saranno conclusi i test di laboratorio sulle cellule. “Al momento non sappiamo quanto sia diffusa in Italia o se ci siano altre varianti italiane in circolazione, perche’ il nostro Paese, a differenza della Gran Bretagna e del Sud Africa, non ha un sistema di sorveglianza basato sul sequenziamento del genoma virale”, sottolinea Ciccozzi.