Valanga Rigopiano, sopravvissuto: “Nel processo siamo noi contro il sistema. Il banco vince sempre, però non dobbiamo mai perdere la fiducia nella giustizia”

Il 18 gennaio 2017 una valanga di neve e detriti si staccò dal Monte Siella e travolse l’hotel Rigopiano di Farindola: morirono 29 persone

Sono passati 4 anni dalla tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola, seppellito sotto la neve d’Abruzzo il 18 gennaio 2017. Morirono ventinove persone, pochi si salvarono, fra i sopravvissuti Giampiero Parete, che è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus.
“Purtroppo c’è sempre questo brutto ricordo dentro che non potremo mai toglierci,” ha affermato Parete. “Quest’anno non siamo riusciti ad andare alla commemorazione e mi è dispiaciuto. Provo tanta delusione perché si poteva fare tanto e invece non si è fatto. Ci avevano detto che la strada era percorribile, altrimenti nessuno sarebbe salito su. I soccorsi sono arrivati il mattino seguente. Mia moglie e mia figlia sono state liberate due giorni dopo. I miei figli sono stati dallo psicologo, in questi giorni sono sempre in tensione. La vicenda giudiziaria? Ci stiamo mettendo tutto l’impegno possibile, con le prove, le nostre testimonianze. Siamo noi contro tutto il sistema, quindi è difficile, il banco vince sempre, però io dico che non dobbiamo mai perdere la fiducia nella giustizia. La macchina dei processi dovrebbe avere un altro passo, non è possibile un’udienza ogni sei mesi”.

Cosa accadde il 18 gennaio 2017

valanga hotel rigopiano

Nel tardo pomeriggio di quel giorno che l’Italia non dimenticherà facilmente, una valanga di neve e detriti si staccò dal Monte Siella e travolse l’hotel Rigopiano di Farindola: morirono ben 29 persone. La valanga, una massa di neve e ghiaccio del peso di 120.000 tonnellate, colpì il resort di lusso con una violenza pari a 4 mila tir a pieno carico.
In quel momento nell’edificio erano presenti 40 persone: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti, che rimasero isolati ed imprigionati dalle macerie e dalla neve perché la strada provinciale dall’hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, era “impercorribile per ingombro neve – si legge nelle carte dell’inchiesta – di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio“.

“Stiamo salendo con la colonna Mobile dei soccorsi dietro la turbina della Provincia verso l’albergo di Rigopiano. Siamo una trentina fra vigili del fuoco e altri uomini delle forze dell’ordine. La strada è coperta da oltre due metri di neve, ed è in corso una bufera. Contiamo di arrivare nella zona della struttura alberghiera non prima di due ore. Sappiamo che c’è stata questa valanga, ma non sappiamo quale parte della struttura dell’albergo è stata investita dalla neve”, aveva dichiarato intorno alle 23 il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta raggiunto telefonicamente mentre procedeva lentamente verso la zona di Rigopiano.  Intanto gli sms da parte delle persone intrappolate nell’albergo si susseguivano e destavano preoccupazione: “Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo”, scrivevano due clienti in un messaggio inviato ai soccorritori.

L’Abruzzo si trovava in piena emergenza neve, con mezzi insufficienti e un intero sistema in ginocchio.
La mattina del 18 gennaio si erano verificate anche quattro scosse di terremoto, con epicentro nell’Aquilano, che fecero tremare tutto il centro Italia. Gli ospiti del resort, a quanto raccontato dai superstiti, erano terrorizzati e volevano andare via. Poche ore prima della tragedia l’amministratore dell’hotel inviò una mail alle autorità per avvisare che la situazione era “davvero preoccupante“. Le richieste d’aiuto furono numerose: Gabriele D’Angelo, cameriere dell’Hotel Rigopiano, deceduto nel disastro, quella mattina fece delle telefonate per chiedere l’evacuazione del resort. La sorella di Roberto Del Rosso, proprietario dell’Hotel, andò personalmente negli uffici preposti della Provincia a chiedere aiuto. Le richieste rimasero senza risposta, con gli ospiti dell’albergo bloccati dalla neve e in attesa già dalle 15 di quel tragico pomeriggio di uno spazzaneve che non arrivò mai, perché la valanga fu più veloce. Molti di loro furono sorpresi dalla slavina mentre si trovavano nella hall con le valigie già pronte per andare via appena giunti i soccorsi.