In Italia gli ‘addetti ai lavori’ e non solo stanno combattendo una battaglia da mesi, contro i mulini a vento. I teatri sono chiusi, ma chi di teatro vive e chi nel teatro lavora è fermamente convinta che non sia necessario prolungare la chiusura: si può aprire in sicurezza.
“I teatri sono molto più sicuri di tanti altri luoghi. Abbiano messo in moto delle procedure, come quelle dei tamponi, e si fa molta attenzione. Non credo siano luoghi dove ci sia una forte presenza di contagio. Speriamo possano riaprire al più presto, ma il governo lo comunichi con largo anticipo. Abbiamo bisogno di organizzare e promuovere la programmazione, di comunicarla al nostro pubblico”, ha dichiarato il regista, sceneggiatore e scrittore italiano, direttore del Teatro Mercadante di Napoli Roberto Andò. “Nessuno disconosce che ci sia, in atto, una pandemia – ha aggiunto – Ma siamo già stati troppo a lungo chiusi. Nessuno parla dei teatri. E’ pericoloso. Si rischia di non comprenderne la forza e il valore. Invece la cultura ha una funzione importantissima e innegabile sulla società“.

E a confermare tutto questo arriva l’esperienza della Spagna, dove i teatri sono aperti. “Il teatro è un posto sicuro. I dati sono lì a dimostrarlo: nessun focolaio, nessun contagio fino ad ora”. Così Carla Juliano, produttrice teatrale argentina che vive a lavora in Spagna. Lo spettacolo è comunque andato avanti a Madrid, dove dal 2017 Juliano dirige l’area progetti speciali del dipartimento Performing Arts Management dei Teatros del Canal.
Da giugno la Spagna ha deciso di riaprire gradualmente i teatri. “Noi siamo stati i primi“, ricorda Juliano. “Il nostro vantaggio è che Teatros del Canal è una struttura pubblica a gestione privata, quindi non dipende completamente dalla vendita dei biglietti”. A pagare in modo maggiormente le conseguenze di questa crisi sono stati i teatri privati, in particolare i più piccoli: per loro è diventato impossibile coprire le alte spese di produzione, anche in caso di pubblico con una capienza limitata. “Noi invece abbiamo 4 sale, la più grande di 850 posti, la più piccola ne ha 180“, dice Juliano. “La nostra ripartenza non è stata improvvisa né improvvisata. Nei mesi di lockdown non abbiamo smesso di lavorare neanche un giorno. Tutto lo staff era in collegamento quotidiano sulle piattaforme online, abbiamo aperto streaming di spettacoli passati, riproposto in rete interviste agli attori”.