Eruzioni Etna, dall’intensificazione dell’attività alla brusca accelerata: la timeline da dicembre 2020 ad oggi

L'attività eruttiva dell'Etna si è intensificata da dicembre 2020, con una brusca accelerazione nelle ultime settimane: cosa è accaduto finora
Marco Fisichella, Pedara.
Marco Fisichella, Pedara.
Marco Fisichella, Pedara.
Marco Fisichella, Pedara.
Santa Venerina - Foto di Rosario Tuccio
L'Etna da Pedara. Foto Alfio Squadrito
L'Etna da Pedara. Foto Alfio Squadrito
Foto di Pasquale Samele
Foto di Davide Carbone
Foto Boris Behncke
Foto di Orietta Scardino / Ansa

Dal dicembre 2020, “a Muntagna” è molto attiva: si sono registrati 4 episodi deboli di fontana di lava e di emissione di flussi lavici il 13-14, il 21 e 22 dicembre, e di nuovo il 18 gennaio 2021. Oltre a questi episodi più intensi, l’attività è stata continua in tutti e quattro i crateri dell’Etna, in particolare al cratere di Sud-Est, dove due bocche principali hanno prodotto lievi esplosioni stromboliane.
L’attività ha subito una brusca accelerazione nel pomeriggio del 16 febbraio, quando l’attività eruttiva al Cratere di Sud-Est è aumentata rapidamente con emissioni e fontana di lava. Il piccolo cono di scorie che nei giorni precedenti era cresciuto intorno alla bocca orientale è crollato, formando un piccolo flusso piroclastico. Una grande colonna eruttiva si è innalzata per diversi km al di sopra del vulcano prima di spostarsi verso sud, causando ricadute di cenere e lapilli su aree popolate tra cui Catania. Cenere fine ha raggiunto anche l’area di Siracusa, 60-80 km a sud. I flussi lavici si sono estesi per circa 4 km lungo i pendii, verso la Valle del Bove: questo è stato il primo grande episodio eruttivo parossistico dell’Etna dal quello che ha interessato la Voragine il 3-5 dicembre 2015.
Dal 17 febbraio, altri 6 parossismi si sono verificati al Cratere di Sud-Est, alcuni dei quali sono stati piuttosto violenti: nella notte del 17-18 febbraio, la mattina del 19, nelle notti del 20-21 e 22-23 febbraio, la sera del 24, e infine la mattina del 28 febbraio. Tali eventi hanno generato colonne eruttive alte 10-12 km, fontane di lava che si innalzavano anche fino a 1000 metri (oltre i 1500 metri durante il parossismo del 22-23 febbraio), e flussi di lava, soprattutto verso la Valle del Bove, con flussi minori verso sud-ovest.

incendio eruzione etna oggiDurante tutti gli episodi parossistici dal secondo evento, il 17-18 febbraio, molte bocche sono state attive al Cratere di Sud-Est, producendo spesso spettacolari fontana di lava.
Ci sono state anche frequenti interazioni esplosive tra flussi lavici e accumuli di neve sul terreno, che hanno prodotto anche piccoli flussi di fango, vapore e cenere, simili a flussi piroclastici.
Un vero e proprio flusso piroclastico lungo qualche centinaio di metri si è formato sui fianchi del cono del cratere di Sud-Est, il 24 e 28 febbraio.
Le ricadute di tefrite hanno colpito due volte i centri abitati sul fianco occidentale (Bronte, Maletto), e tre volte il fianco sud-est, comprese le città di Zafferana Etnea, Milo, Santa Venerina e Acireale. La caduta della tefrite del 28 febbraio è stata particolarmente pesante e ha danneggiato le auto a Zafferana e dintorni, e probabilmente ha causato incendi sul bordo settentrionale della Valle del Bove, vicino a Monte Rinatu.