L’eruzione del vulcano Fagradalsfjall continua con pochi cambiamenti in Islanda, ma ha già fornito agli scienziati informazioni uniche su un tipo di eruzione che non viene osservato in Islanda da molto tempo. I vulcanologi hanno raccolto e analizzato campioni di lava e scoperto che deve provenire dal mantello a 17-20km di profondità, poiché la sua composizione è primitiva, mostra cioè pochi segni di alterazione chimica che si sarebbero verificati se fosse stata conservata in riserve più superficiali nella crosta per un periodo più lungo.
Nello specifico, il magma che viene eruttato ha una composizione nota come basalto tholeiitico, tipicamente prodotto sulle dorsali medio oceaniche. Anche se l’Islanda fa parte della dorsale medio oceanica del Nord Atlantico, le eruzioni di questo tipo sono rare sull’isola. Si ritiene che l’ultimo evento con questo tipo di magma eruttato nella Penisola di Reykjanes, nell’Islanda sudoccidentale, sia avvenuto oltre 14.000 anni fa, quando l’Islanda era completamente coperta di ghiaccio.
Al momento, il tasso di effusione della lava è stimato in circa 5-10 metri cubi al secondo, non molto per un’eruzione islandese. Ma se il passaggio dal mantello alla superficie è “aperto” affinché il magma possa scorrere liberamente, gli scienziati ipotizzano che l’eruzione potrebbe durare a lungo, persino anni, secondo il geologo Magnús Á. Sigurgeirsson.
