I cavi sottomarini in fibra ottica transatlantici sarebbero in grado di aiutare a migliorare la rilevazione di fenomeni sismici, in particolare terremoti o tsunami, riuscendo così a dare preallarme e a salvate numerose vite umane. A rilevarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dai ricercatori del California Institute of Technology, che hanno eseguito un’analisi multidisciplinare per esaminare i disturbi nella polarizzazione della luce trasmessa attraverso i collegamenti transatlantici. “Il cavo in fibra ottica transatlantico che collega Los Angeles al Cile – afferma Zhongwen Zhan, autore principale e geofisico presso il California Institute of Technology – rappresenta un importante strumento per la trasmissione di dati tra le due aree geografiche. Il nostro lavoro, che potrebbe avere importanti implicazioni sociali e scientifiche, dimostra che i cavi sottomarini potrebbero essere fondamentali in futuro per gli studi di fenomeni sismici”.
Il team ha eseguito una serie di analisi che hanno evidenziato un totale di 20 terremoti riconoscibili e 30 onde oceaniche, il che ha portato il gruppo di ricerca a ritenere possibile la rilevazione degli eventi sismici tramite questa metodologia, pur riconoscendo che si tratta di uno strumento da perfezionare. “La maggior parte dei sensori geofisici per il rilevamento e l’analisi sismica degli elementi interni del pianeta si trova sulla terraferma – continua il ricercatore – ma i processi geologici piu’ critici avvengono nell’oceano, per questo la nostra idea e’ quella di sfruttare i cavi oceanici gia’ esistenti nella speranza di trovare un modo relativamente scalabile per individuare tempestivamente l’origine di fenomeni sismici e salvare in questo modo vite umane”.
L’autore parla della già nota importanza dei cavi in fibra ottica, come quelli di Google, che trasmettono costantemente enormi quantità di dati a velocità impressionanti, collegando posizioni molto distanti tra loro in tutto il mondo. “Nella fibra sono inevitabilmente presenti piccole imperfezioni – aggiunge lo scienziato – il risultato e’ un effetto polarizzato della luce che si verifica quando i dati viaggiano attraverso il cavo. Anche l’attivita’ umana e le fluttuazioni di temperatura possono alterare la polarizzazione del cavo, cosi’ come la presenza di onde sismiche“. Gli autori sottolineano che la lettura di dati sismologici in acque profonde, seppur estremamente utile, spesso non viene eseguita per via dei lunghi tempi richiesti per l’elaborazione delle informazioni e per i costi elevati. “L’analisi delle fluttuazioni nella polarizzazione dei cavi transatlantici sarebbe invece rapida ed economica – afferma ancora lo studioso – il cavo Curie per la trasmissione di dati di Google, ad esempio, misura circa del diametro del pianeta, e la quantita’ totale delle reti di cavi sottomarini e’ sufficiente a circumnavigare la Terra 20 volte, quindi si tratta di strutture gia’ fruibili a scopo diagnostico”. Lo scienziato osserva che il cavo Curie e’ stato in grado di rilevare il terremoto di magnitudo 7.1 che a giugno ha devastato Oaxaca, in Messico. “Non siamo ancora in grado di identificare con precisione l’epicentro degli eventi sismici – conclude Zhan – ma queste tecniche di indagine possono essere implementate e migliorate. Speriamo che il nostro lavoro possa contribuire a spingere la ricerca in questo senso”.
