La Calabria, purtroppo, non brilla certo per produttività e per sviluppo. Si tratta di una regione che langue, ormai da troppo tempo, e che necessità di vigorose politiche volte ad elevare tutti quei settori sui quali la Regione deve puntare per poter arrivare pronta all’appuntamento con il proprio futuro. “Non saremo mai pronti“, dicono alcuni calabresi sfiduciati. “Ma possiamo farcela“, dicono altri più positivi e propositivi. Quel che è certo è che in tutto questo le decisioni e la programmazione politiche svolgono un ruolo fondamentale. Accade però che, dopo la tragica e prematura morte di Iole Santelli, presidente della Regione Calabria, il vice abbia preso il suo posto come presidente facente funzioni, scombussolando completamente la gestione della Santelli, soprattutto per quanto riguarda la pandemia. Nino Spirlì ha fin da subito assunto una posizione ‘fatalista’ sulla questione: attraverso dirette Facebook che spesso sembrano delle omelie, ha più volte fatto proclami tendenti all’allarmismo (peraltro ingiustificato visti i numeri della Calabria), incutendo paure e timori in utenti e cittadini già piegati e impauriti per via dalla pandemia.

Cosa hanno in comune e cosa di diverso Zaia e Spirlì? In comune solo una cosa: la Lega. Entrambi, infatti, fanno parte del partito di Matteo Salvini. Per il resto, però, tra i due ci sono differenza abissali, da un punto di vista politico, gestionale e umano. Mentre Zaia ha mantenuto da sempre un approccio più razionale e scientifico (tranne qualche plateale scivolone) nei confronti della gestione pandemica, Spirlì ha fin dal suo insediamento, il giorno successivo alla morte di Iole Santelli, espresso la volontà di voler chiudere tutto, scuole in primis. Per fortuna non sempre ha potuto, e quando ci ha provato (almeno tre volte ha chiuso le scuole senza avere numeri tali di contagio da poter giustificare la chiusura) è stato fermato dal Tar che ha annullato le sue ordinanze quasi illegali e ha rimandato tutti i ragazzi a scuola.
La disposizione verrà ratificata da una specifica ordinanza, che sarà in vigore da lunedì 8 marzo 2021 fino alle due settimane successive. La didattica in presenza sarà consentita solo nei casi di handicap gravi degli studenti e per un numero limitato di ore“, si legge nella nota. Dunque, la Calabria chiude le scuole pur avendo uno dei migliori indici di contagio del Paese. In Calabria la scuola chiusa è diventata per il presidente f.f. una conquista, invece che un fallimento. I calabresi, però, non ci stanno e promettono di presentare ricorso come già accaduto in passato: Spirlì perderà un’altra volta, ma probabilmente non smetterà di voler chiudere le scuole, centro vitale e propulsore di qualsiasi società, danneggiando così l’intera popolazione calabrese e il futuro di tutti i cittadini.
