“Al 1° gennaio 2021, ci sono circa 3.372 satelliti in orbita. A questi vanno aggiunti altri novemila oggetti fuori controllo di grosse dimensioni, come stadi dei lanciatori e frammenti provenienti da esplosioni di satelliti, mentre un’ulteriore popolazione di circa 13mila oggetti più piccoli – con dimensioni fra i 10 cm e il metro – porta ad un totale di circa 26mila i satelliti/detriti spaziali in orbita attorno alla Terra. In pratica lo spazio circumterrestre è popolato da una vera e propria “nube” di oggetti artificiali, il cui numero aumenta sempre più anche per effetto delle reciproche collisioni”. Lo si legge in un articolo pubblicato su Media Inaf a cura di

Le quote dei satelliti vanno da poche centinaia di chilometri per quelli in orbita bassa (come la Iss, la Stazione spaziale internazionale), fino a circa 36mila km per quelli in orbita geosincrona. A questa quota i satelliti sono sempre illuminati dalla luce del Sole e sono sempre visibili dal suolo. Di conseguenza, spiega l’Inaf, appaiono come strisce di varie lunghezze e luminosità nelle immagini ottenute con i telescopi a terra: una manna per chi studia le orbite dei satelliti, un disturbo per chi osserva corpi celesti d’interesse astrofisico. Nel prossimo decennio il numero dei satelliti in orbita attorno alla Terra è destinato ad aumentare di un fattore 10, per via del lancio delle grandi costellazioni di satelliti per le comunicazioni come gli Starlink. Chiaramente questo aumenterà la probabilità di trovare tracce di satelliti nelle immagini astronomiche, in modo particolare per i telescopi a grande campo di nuova generazione. C’è un altro fattore che, scrive Carbognani, dev’essere tenuto sotto controllo per poter continuare a fare ricerca in campo astronomico: l’inquinamento luminoso. “La causa principale di questa forma di inquinamento ambientale va ricercata principalmente nelle sorgenti luminose impiegate per l’illuminazione notturna di strade ed edifici che diffondono una buona parte della loro radiazione verso l’alto, cancellando il cielo notturno”, evidenzia l’Inaf.
“Mentre i telescopi e le fotocamere spesso risolvono gli oggetti spaziali come punti di luce discreti, i rivelatori di luce a bassa risoluzione come l’occhio umano vedono solo l’effetto combinato di molti di questi oggetti. L’analisi teorica di Kocifaj e colleghi include le distribuzioni note delle dimensioni e della luminosità sia di satelliti funzionanti sia di space debris. Non sono state incluse le mega-costellazioni future o gli oggetti non noti perché troppo piccoli. Alla fine dei calcoli l’effetto che trovano gli autori dello studio è un aumento complessivo non trascurabile della luminosità diffusa del cielo notturno” conclude l’Inaf.
