Attivista di Greenpeace atterra sull’Allianz Arena al fischio d’inizio di Francia-Germania: il motivo è nobile ma ha rischiato una strage [FOTO]

L'attivista di Greenpeace atterrato in paracadute sull'Allianz Arena è stato portato via dai medici e arrestato

  • Foto di Lukas Barth-Tuttas / Ansa
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MeteoWeb

Un attivista di Greenpeace è atterrato nello stadio dell’Allianz Arena con un paracadute prima della partita di calcio del turno preliminare del gruppo F di UEFA EURO 2020 tra Francia e Germania, a Monaco di Baviera. Sul paracadute la scritta ‘Kick out Oil‘, ovvero ‘fuori l’olio‘: un invito ai governi ad eliminare il petrolio e il gas nel Mare del Nord, per proteggere la vita marina. Un tema ambientalista di tutto rispetto dunque, ma la sponsorizzare della campagna di Greenpeace non solo è stata fin troppo plateale ma ha anche rischiato di causare seri danni.

La collisione con un cavo che trasportava la ‘spider cam’, infatti, ha mandato l’attivista drasticamente fuori rotta e ha mancato di poco gli spettatori mentre piombava sugli spalti nel tentativo di riprendere il controllo del mezzo. Per lui è stato complicato riprendere la giusta traiettoria, prima di sfiorare una tribuna e schiantarsi, ma senza danni, sul prato dell’Allianz Arena. L’attivista è stato portato via dai medici e arrestato. La scena non è stata inquadrata dalle telecamere che, di lì a poco, avrebbero ripreso la partita e questo ha sollevato la protesta sui social facendo scoppiare la polemica, con numerosi utenti ambientalisti che hanno fatto notare come durante il malore che ha colpito Christian Eriksen qualche giorno fa, le inquadrature siano state costanti e continue, anche riprendendo la compagna in lacrime, mentre veniva incoraggiata dai danesi Kjaer e Schmeichel.

Un paragone infelice, che accosta un momento drammatico come quello vissuto dalla squadra danese, con un momento altrettanto inaspettato ma che, sebbene per una giusta causa, ha visto una persona arrecare danni a terzi: se l’attivista non fosse riuscito a riprendere il controllo del paracadute, sarebbe finita male. E non solo per lui.

Per altro, proprio il tema caldeggiato da Greenpeace è strettamente collegato proprio alla Danimarca. Il problema del petrolio e del gas nel mare del Nord è un tema ambientale di quelli che fanno molto discutere, perché i danni all’ecosistema sono sempre più evidente. Si tenta di non raggiungere il punto di non ritorno. Proprio per questo motivo lo scorso anno il Parlamento danese ha annunciato che avrebbe cancellato tutte le future concessioni di licenze per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas nella parte danese del Mare del Nord, mettendo fine alla produzione esistente entro il 2050.

A renderlo noto era stato proprio Greenpeace, parlando di “momento di svolta” e di “grande vittoria del movimento per il clima e per tutte le persone che hanno lottato molti anni per far sì che ciò avvenisse“. La Danimarca, uno dei principali produttori di petrolio dell’Unione europea ha annunciato la decisione di eliminare gradualmente i combustibili fossili. Inoltre, l’accordo politico raggiunto stabilisce lo stanziamento di denaro per garantire una giusta transizione per i lavoratori interessati da questi provvedimenti.

Secondo Greenpeace, la Danimarca, uno dei maggiori produttori di petrolio dell’Ue e uno dei paesi più ricchi del mondo, ha l’obbligo morale di porre fine alla ricerca di nuovo petrolio per inviare un chiaro segnale che il mondo può e deve agire per rispettare l’accordo di Parigi e mitigare la crisi climatica.