Tracce del chiostro del XIII secolo e un numero considerevole di sepolture medievali riemergono nel giardino della chiesa di San Sisto, in pieno centro storico a Pisa, grazie alla campagna di scavo che impegna il personale e gli studenti del dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. Si è infatti conclusa la prima parte delle attività di scavo 2021 condotte nell’ambito del San Sisto Project, il progetto di ricerca archeologica di durata triennale diretto da Federico Cantini, professore di Archeologia medievale, che sta indagando una delle aree storicamente più interessanti della città. La campagna di scavo 2021 ha il patrocinio del Comune di Pisa.
Iniziata lo scorso maggio, l’attività offre a sessanta studenti dell’Ateneo pisano la possibilità di mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite durante i corsi, cimentandosi nello scavo, nella documentazione sul campo, nel rilievo topografico, nel disegno, nella fotografia tecnica e nello studio dei reperti ceramici e antropologici. I risultati raggiunti, che chiariscono la situazione delineata lo scorso anno, sono stati presentati dallo stesso professor Federico Cantini, alla presenza di Marco Gesi, prorettore per i rapporti con il territorio, e don Francesco Barsotti, parroco di San Sisto.

“Stiamo assistendo alla conduzione di un importante evento di ricerca archeologica presso una delle aree fondamentali per la storia civica, politica e religiosa della nostra città – ha fatto sapere Paolo Pesciatini, assessore alle attività produttive del Comune di Pisa – Questo scavo, che vede un prestigioso gruppo di lavoro del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere, diretto dal professor Cantini, costituisce una grande opportunità per approfondire ulteriormente le cronache di Pisa, coinvolgendo in uno straordinario “prodotto” culturale a valenza anche turistica la comunità pisana unitamente ai nostri ospiti e visitatori”.
“Le recenti indagini hanno fatto riemergere le tracce del chiostro della chiesa attestato nelle fonti documentarie dal 1287: si trattava di un ampio spazio porticato, caratterizzato dalla presenza di un numero considerevole di sepolture, collocate sotto la pavimentazione dei loggiati in due fasi successive – spiega il professor Federico Cantini – Appartengono alla prima fase le tombe strutturate in cassoni di laterizi e alla seconda, trecentesca, fosse scavate nella nuda terra: le decine di individui sepolti rappresentano un importante archivio biologico della popolazione pisana, la cui storia sarà ricostruita grazie alle analisi antropologiche e paleopatologiche, unite a quelle archeometriche applicate ai resti osteologici”.
Le indagini hanno inoltre dimostrato che il lato meridionale del chiostro è stato probabilmente realizzato sfruttando le murature di edifici precedenti, tamponando gli spazi aperti tra gli uni e gli altri per ottenere una lunga e robusta cortina muraria, orientata est-ovest. Ad oggi l’intervento sembra datarsi nel corso del XIII secolo. Tra XI e XII secolo l’area sembra invece coperta da depositi alluvionali contenenti materiali da costruzione e ceramica collocabile tra l’Età antica e l’alto Medioevo. I depositi alluvionali sigillano strati che potrebbero essere pertinenti alle fasi di abbandono delle strutture della Cortevecchia altomedievale. Tali strutture sono state parzialmente intraviste in seguito all’asportazione del riempimento di una grande fossa duecentesca che ha tagliato i depositi più antichi, ma si dovrà attendere la seconda parte della campagna, che si svolgerà a settembre, per apprezzarle in estensione e scavarle.
Il San Sisto Project è un’iniziativa finanziata con i fondi del Progetto di Eccellenza del dipartimento di Civiltà e forme del sapere ed è realizzata grazie al personale del dipartimento stesso (Riccardo Belcari, Antonio Fornaciari, Mauro Ronzani, Emanuele Taccola, Chiara Tarantino) e del suo Laboratorio di Disegno e Restauro (LaDiRe), in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa (Monica Bini) e dell’Istituto Iccom-Cnr di Pisa (Simona Raneri).