Indagare e approfondire “Gli aspetti socio-economici connessi alla produzione di olio di palma e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile” per contribuire ad un dibattito più informato e delineare il possibile contributo della produzione di olio di palma al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) delle Nazioni Unite. Questo l’intento principale della recente analisi condotta dalla Fondazione CMCC – Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, i cui risultati sono stati illustrati lo scorso giovedi 24 giugno dagli esperti della Divisione IAFES (Impacts on Agriculture, Forests and Ecosystem Services), Monia Santini, Matteo Bellotta e Maria Vincenza Chiriacò.

In generale, la maggior parte degli studi analizzati concorda sul fatto che l’olio di palma svolga un ruolo cruciale nel supportare l’economia e il sostentamento delle comunità locali nei paesi produttori in via di sviluppo. L’adozione di schemi di produzione di olio di palma sostenibile, oltre a non danneggiare l’ambiente, offre l’opportunità di migliorare molti indicatori dell’impatto socio-economico, legati all’espansione della produzione di palma da olio. Lo standard di certificazione più completo ed efficace, seppur perfettibile, secondo gli studi presi in esame, è risultato essere quello di RSPO.
“Dal lavoro emerge con chiarezza come la maggior parte degli studi analizzati evidenzino una presenza consistente di impatti dichiaratamente positivi – afferma Matteo Bellotta, ricercatore della Fondazione CMCC e coautore dello studio – “L’incidenza degli impatti positivi sugli indicatori socio-economici cresce via via che si passa ad esaminare pubblicazioni più recenti che fanno riferimento a produzioni sostenibili.”
L’analisi ha comunque evidenziato come risulti difficile trarre conclusioni definitive e punti di vista uniformi dall’analisi della letteratura esistente, che va interpretata in funzione delle situazioni sito-specifiche indagate. La moltitudine di documenti analizzati infatti restituisce prospettive differenti, a volte anche opposte, mettendo in luce sfumature e sfaccettature variegate per gli 8 SDG di riferimento, alcuni dei quali sono inevitabilmente interconnessi tra loro.
Oltre agli indubbi e diffusi impatti positivi lo studio ha messo in evidenza anche alcune criticità, riconducibili essenzialmente alla parità di genere, alla garanzia di condizioni di lavoro dignitose e alla riduzione delle disuguaglianze, che non a caso sono oggetto di particolari attenzioni da parte degli stakeholder e che hanno indotto anche RSPO ad introdurre ulteriori criteri e protocolli specifici, soprattutto in occasione dell’ultima revisione dei Principi & Criteri 2018, i cui impatti non sono ancora del tutto misurabili dalla letteratura scientifica esistente. A seguito di questi risultati, CMCC effettuerà ulteriori approfondimenti volti a valutare anche le eventuali differenze tra olio di palma convenzionale e olio di palma certificato sostenibile in termini di impatto ambientale.
Secondo il presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, Giuseppe Allocca, “Le conclusioni della review condotta dal CMCC confermano quindi come il boicottaggio dell’olio di palma, il più utilizzato a livello globale tra gli oli vegetali di cui rappresenta oltre il 35% della produzione, non sia affatto la soluzione. Al contrario, avrebbe effetti deleteri anche dal punto di vista socio-economico, oltre che ambientale, allontanandoci dagli obiettivi dell’Agenda 2030. La strategia da perseguire è invece quella di sostenere la transizione della filiera dell’olio di palma verso la produzione e l’impiego esclusivo di olio di palma sostenibile e l’adozione di standard di certificazione sempre più stringenti a tutela del Pianeta, delle Persone, creando una sempre maggiore consapevolezza circa la differenza tra olio di palma certificato sostenibile e olio di palma convenzionale”.