Va premesso che il vaccino è stato una conquista della scienza medica in quanto concretamente ha risolto definitivamente alcune patologie. Lo si è tentato verso altre patologie senza molto successo, vedi HIV, quindi è un’alternativa di cura non sempre risolutiva. Di certo una essenzialità di un vaccino è la sua comprovata validità negli anni, prima eventualmente di renderlo operativo. In riferimento al vaccino per la cura della malattia covid-19, è ovvio che esso un beneficio lo apporta. E’ stato studiato apposta, in termini anche innovativi, cosiddetti informativi, per opporsi alle tipicità del patogeno SARS-cov-2. È fuori discussione questo e anche le evidenze numeriche mettono in rilievo la drastica riduzione di incidenza in termini di complicazioni gravi e morti tra i vaccinati in proporzione al numero di contagi. Ma, con altrettanta evidenza, attraverso centinaia, migliaia di testimonianze concrete depositate in cartelle cliniche, torniamo a ribadirlo, provate e comprovate cure semplici a domicilio, meglio se precoci, hanno ugualmente annullato complicazioni e morti. Tuttavia, ci sono numeri, in riferimento alla crisi sanitaria, che andrebbero come minimo vagliati a dovere. A oggi, si rileva un enorme aumento dei tamponi effettuati. Se prendiamo ad esempio il mese di luglio 2020/2021, rileviamo che nel luglio dello scorso anno, sono stati effettuati circa 1.375.137 tamponi, mentre in questo luglio 2021, ne sono stati effettuati 5.772.514 circa, ossia il quadruplo e anche più. Naturalmente, più tamponi si fanno e più casi positivi vengono scovati e, di conseguenza, questi sono aumentati a dismisura rispetto alle rilevazioni dello scorso anno: 6.777 casi totali nel luglio 2020, su 1.375.137 tamponi effettuati; 89.240 casi nel luglio 2021, su 5.772.514 tamponi. Tenendo presente le proporzioni tamponi-casi totali del luglio 2020, se anziché 1.375.137 tamponi, ne fossero stati fatti 5.772.514, i casi totali del luglio dello scorso anno sarebbero stati 28.400 circa. Cifra, però, che rappresenta 1/3 circa dei contagi registrati nel luglio di quest’anno. Da rilevare, quindi, che in questa fase, i casi totali sono triplicati rispetto all’anno scorso, proporzionalmente ai tamponi effettuati. Proporzionalmente ai casi rilevati con i tanti tamponi, naturalmente anche la percentuale morti e complicazioni si è notevolmente ridotta. Dunque, in questo trascorso luglio, sono aumentati a dismisura i contagi e diminuiti fortemente i morti in termini percentuali rispetto ai contagi. Più nello specifico, nel luglio dell’anno scorso si sono registrati in Italia 353 morti, a fronte di 6.777 casi totali positivi, casi, però, che sarebbero stati 28.400 se i tamponi dello scorso anno fossero stati gli stessi di quest’anno; nel luglio di quest’anno si sono registrati 476 morti, ma su 89.240 casi. Un semplice calcolo percentuale ci evidenzia che, a parità di tamponi, i casi sono triplicati e che i morti sostanzialmente si sono dimezzati. Tra tutti questi numeri, saremmo portati a considerare che la diminuzione di morti in conseguenza della campagna vaccinale, ci starebbe, ma che la triplicazione dei positivi ci suona un po’ meno convincente. Ciò anche perchè la campagna vaccinale ha avuto un senso ben specifico, come riportato anche nelle norme che hanno indotto l’obbligo per alcune categorie, come il personale sanitario, ossia quello del “contenimento della diffusione della COVID-19 “. Ebbene, da un punto di vista null’affatto campato in aria, vedere triplicati i contagi e diminuiti i morti, soprattutto poi se consideriamo il periodo stagionale e l’alto impatto vaccinale, deporrebbe più per la fase endemica del virus, ossia il suo adattamento alla specie umana, che si manifesta in primis attraverso un’ampia diffusione (cosa che stiamo rilevando i questa fase) e via via con una progressiva, ma sempre più evidente minore incisività in termini di complicazioni, letalità e mortalità. Qualche dubbio a questo punto è legittimo: 1- che non si voglia forzare i vaccini non pienamente sperimentati, anche attraverso il Green Pass, al fine (oltre che di far quadrare i patti convenuti sulla copertura dell’80% ) di far coincidere la loro somministrazione con la fase endemica virale e, evidentemente, attribuire a essi la risoluzione progressiva della patologia cosa che ( se tutto è naturale ) sarebbe, invece, fisiologica per “endemizzazione”? 2- Come sarebbe legittimo sospettare che ci sarebbe più di qualcosa di innaturale, in questa vicenda, se, nonostante i vaccini e la progressiva “endemizzazione” del virus, la faccenda dovesse peggiorare prossimamente, magari con l’avvento della stagione autunnale e invernale. E non di certo sarebbe convincente, allora, attribuire la colpa al 20/30%, oramai, se non ancora meno, dei non vaccinati. Chi vivrà, vedrà.
Covid, l’utilità dei vaccini e l’endemizzazione del virus
