Uno smottamento del terreno, causato dall’abbassamento del livello dell’acqua del lago, ha permesso di individuare una necropoli di epoca romana lungo le rive del lago Turano, nel comune di Castel di Tora (Rieti). La segnalazione di un residente ha portato all’intervento di un’archeologa e dei funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti che hanno riconosciuto l’interesse archeologico dell’area.
Gli esperti hanno individuato almeno 12 tombe gia’ parzialmente visibili e ne hanno scavato completamente tre (vedi foto della gallery scorrevole in alto). Si tratta di tombe ‘a cappuccina’, cioe’ in fossa sormontata da coppie di tegole disposte a spiovente, la cui presenza era gia’ nota a livello locale da almeno cinquant’anni, ma mai indagate scientificamente. Tale tipologia di sepoltura si riferisce, solitamente, “a defunti di estrazione sociale medio-bassa e non presenta ricchi corredi funerari. Sono stati, tuttavia, rinvenuti reperti interessanti, quali numerosi chiodini in ferro relativi alle calzature di uno degli inumati, grossi chiodi in ferro in ciascuna delle tombe, un vasetto quasi integro che permettera’ di datare con precisione la relativa tomba. Altri reperti, rinvenuti fortuitamente da un abitante del posto e consegnati al Comune di Castel di Tora alcuni anni fa, includono una lucerna e una moneta dell’imperatore Aureliano (270-275 d.C.)“.
“Lo stato di conservazione delle ossa – fanno sapere dalla stessa Soprintendenza – ha permesso, in alcuni casi, il recupero quasi completo dello scheletro e anche di un cranio: questo consentira’ agli antropologi di effettuare studi approfonditi sul sesso, l’eta’, la statura, le patologie e le attivita’ ricorrenti dei defunti. Analisi molecolari potrebbero permettere, inoltre, di ricostruire appartenenze e peculiarita’ genetiche, abitudini alimentari e molto altro”.
