“Il messaggio principale che noi stiamo cercando di adottare, in pieno spirito e in concordia con le direttive dello European Green Deal e del Next Generation EU, è una strategia integrata che ci deve portare alla decarbonizzazione”. Così il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in audizione nella commissioni Ambiente di Camera e Senato nell’ambito dell’esame della Proposta di piano per la transizione ecologica, illustrando le “tre azioni specifiche” su cui si basa “l’azione complessiva” relativa a decarbonizzazione diretta, indiretta e passiva. “Queste tre componenti – ha specificato Cingolani – valgono all’incirca un terzo del budget che abbiamo disponibile e in tutto questo le misure di efficientamento energetico sono trasversali”.
“Al 2050 la sfida è ‘net zero global’. Quel ‘net’ nasconde molte cose: c’è un po’ la sensazione che non arriveremo mai a zero produzione di CO2, dobbiamo ridurre e poi compensare. Oggi si parla di carbon capture, che per noi non è in agenda, ma ci sono Paesi che stanno finanziando con i loro fondi sistemi di cattura e tecnologie che trasformano la CO2 in carbonato di calcio. Tecnologie immature ma strade da percorrere. Abbiamo predisposto un piano ambizioso e rispettoso delle direttive Ue – aggiunge Cingolani – dobbiamo impegnarci a metterlo in atto, e fra 5 anni se avremo avuto successo potremo arrivare al 55% di decarbonizzazione al 2030, contestualmente il nostro piano sta facendo partire progetti importanti” anche in ricerca e innovazione. “Io spero che nel futuro si aggiungano tecnologie che ci consentono di accelerare la transizione“, ha affermato Cingolani.
Nella riduzione dell’inquinamento atmosferico “nel piano descriviamo alcune azioni. Penso ad esempio all’importanza della Pianura Padana, che in questo momento è oggetto di una forte multa dovuta all’infrazione per inquinamento. Stiamo mettendo in atto una serie di piani come la rinaturalizzazione del bacino del Po che riguarda 5 regioni. Poi ci sono tecnologie connesse al riscaldamento, all’efficientamento energetico, alla manifattura che dovrebbero dare un forte impulso alla riduzione dell’inquinamento in Pianura Padana e non solo”.
“Dal punto di vista dell’urgenza che ci impone la transizione ecologica, il passaggio alle rinnovabili, questo formidabile incremento che ci deve portare a installare tra i 60 e i 70 Gigawatt di centrali elettriche rinnovabili entro il 2030, è la cosa più inderogabile e improcrastinabile, perché solo se riusciremo a mantenere il cronoprogramma su queste installazioni sarà possibile contestualmente far partire le altre grandi iniziative di decarbonizzazione che sono connesse alla trasformazione della mobilità, alla produzione di idrogeno verde“, ha detto il Ministro, ricordando come nel piano l’obiettivo sia di una “correzione del mix energetico con circa il 72% di energia da rinnovabili al 2030”.
“Stiamo lavorando sui ‘sad’, i sussidi ambientalmente dannosi la cui rimozione ha un impatto su numerose fasce strategiche, dal trasporto al comparto agricolo. Vogliamo da una parte dare un segnale non ambiguo, dall’altro non creare scompensi sociali che sarebbero particolarmente duri, tentando operazioni di intelligente ridistribuzione. Ci sono varie idee sul tavolo del comitato interministeriale che non posso anticipare, ma per esempio se riduciamo o annulliamo i sad per i carburanti fossili questo potrebbe andare a compensare i costi del lavoro, ad esempio con vantaggi sul cuneo fiscale o nella dichiarazione dei redditi”, ha spiegato Cingolani.
Ogni Paese invierà alla Commissione le sue proposte e “noi abbiamo un comitato interministeriale della transizione ecologica che ha iniziato i lavori a ottobre. Le nostre proposte saranno discusse con la Ue ma è uno scenario non fisso ma flessibile a seconda di quello che si svilupperà nei prossimi mesi o anni”, conclude il Ministro.
