La leggendaria Valle dei Templi, fiore all’occhiello della Sicilia più storica e antica, non smette di regalarci tesori provenienti dal passato. Sono infatti stati scoperti numerosi reperti che fanno luce sulla fase arcaica del santuario urbano del Tempio D (o tempio di Hera Lacinia) nel Parco archeologico e paesaggistico agrigentino.
I ritrovamenti sono avvenuti durante la seconda campagna di scavi della Scuola Normale Superiore di Pisa nell’ambito della convenzione con il Parco Archeologico diretto da Roberto Sciarratta. A seguito degli importanti risultati acquisiti durante gli scavi del 2020, l’equipe di ricerca diretta da Gianfranco Adornato, professore di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana alla Scuola Normale, ha ampliato in questa tornata le aree di indagine all’interno del santuario del tempio D, detto di Hera o Giunone, sotto la supervisione di Maria Concetta Parello, funzionaria archeologia del Parco. Lo scavo-scuola – mai così numerosa la partecipazione delle allieve e degli allievi- si è svolto dal 13 settembre all’8 ottobre e ha indagato due nuove aree e approfondito un settore già aperto lo scorso anno.

‘‘Lo scavo presso uno degli edifici sacri più iconici della Grecità rappresenta per i nostri studenti un’esperienza didattica e formativa unica – dichiara Adornato -. Sono molto grato al direttore Sciarratta per il generoso supporto e la fattiva collaborazione nella crescita scientifica di giovani studiosi. Vorrei ricordare che il Parco e la Normale hanno finanziato nell’ambito di questo un assegno di ricerca per lo studio delle fonti antiquarie e archivistiche relative al tempio D: si tratta di un gesto esemplare che rafforza il dialogo, già stretto e fruttuoso, tra le nostre istituzioni’‘.
“I materiali ceramici rinvenuti confermano una frequentazione dell’area della Collina meridionale già all’indomani della fondazione di Agrigento (580 aC ca.). La straordinaria scoperta di elementi architettonici – prosegue Adornato – documenta la presenza di un edificio sacro arcaico non ancora individuato : si tratta della decorazione fittile del tetto di un tempio databile nella seconda metà del VI secolo aC sostituì un precedente edificio di culto: alla fase arcaica del santuario dovrebbe risalire anche il muro occidentale, indagato per la prima volta, che costituiva il limite dell’area sacra. I numerosi ex-voto in terracotta e in bronzo, una eccezionale statuetta in pietra (un suonatore di strumento a corde), le ossa combuste ei resti di sacrificio portati alla luce confermano la destinazione sacra dell’area e fornire preziose informazioni sui riti che vi si svolgevano“.
Di grande rilievo anche l’individuazione di strutture architettoniche a ridosso dell’area sacra che ammette di riconoscere l’articolazione e la trasformazione del santuario in età tardo alle mura adiacenti di fortificazione. “L’esperienza della Scuola Normale di Pisa alla Valle conferma la bontà degli indirizzi della politica culturale del Parco che crede fermamente nel fatto che la ricerca può crescere se alimentare dal confronto e dalla condivisione – ha dichiarato il direttore Roberto Sciarratta – Quest’anno poi, le allieve e gli allievi della Scuola, sotto la preziosa guida di Gianfranco Adornato, non si sono risparmiati nel fornire informazioni ai tanti che nella stagione appena trascorsa sono tornati ad affollare la Valle e si sono avvicinati con curiosità ed allo scavo in corso. Anche questo è un bellissimo segnale di apertura e di attenzione nei confronti del sito e dei suoi estimatori. La presenza della Scuola Normale, insieme a quella di tutte le altre missioni che lavorano con noi, costituisce una risorsa valida per la crescita e la divulgazione della ricerca nell’ottica dei principi dell’archeologia pubblica“.
Le nuove strutture individuate
Una casa “restaurata” già tra il III e il II secolo avanti Cristo. E’ l’eccezionale scoperta di queste ultime settimane nel Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dove è stata riportata alla luce una serie di straordinarie pitture parietali e una pavimentazione in cocciopesto e a mosaico perfettamente integra, parte di un’abitazione nel cosiddetto quartiere ellenistico-romano.
La casa era crollata, o era stata demolita per qualche motivo, e le macerie accumulate hanno “salvato” mosaici e pavimenti in stile pompeiano. La scoperta è stata fatta durante la sesta campagna di scavo dell’Università di Bologna nel Quartiere ellenistico-romano di Agrigento – la stessa zona dove è stato scoperto il teatro -, un progetto di ricerca avviato in collaborazione con il Parco Archeologico, sotto la direzione di Giuseppe Lepore del Dipartimento di Beni culturali del Campus di Ravenna. Dal 2016 e con cadenza annuale il team dell’Università di Bologna si è dedicato all’indagine di un intero isolato (il terzo del Quartiere), con particolare attenzione alla Casa III M. E’ stata proprio quest’ultima a restituire un contesto che gli archeologi giudicano di altissimo valore scientifico, con pavimenti e pitture in perfetto stato di conservazione.
