Con la prima e la seconda dose ci avevano detto, almeno all’inizio, o meglio prima di cominciare a iniettarle, che avremmo avuto un’immunità duratura contro il Covid. Poi, strada facendo, hanno corretto il tiro: “forse dura un anno“. “No, anzi: dura sei mesi”. “Ma già dal terzo mese in poi la risposta immunitaria cala“.
Ora, momento in cui occorre premere l’acceleratore sulle terze dosi per le quali il governo italiano ha speso milioni di euro, torna da parte del governo e dei suoi ‘esperti’ di riferimento il ‘disco rotto’ del “La terza dose vi immunizza per 5-10 anni”. La questione, in particolare, è: ma la terza dose è opportuna per tutti, anche sotto i 60 anni? “Non è una decisione straordinaria, nel mondo della vaccinologia la terza dose distanziata dalle prime due, per persone che non hanno mai visto un certo microrganismo, è la normalità. Il nostro sistema immunitario come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione per innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni“. Così Sergio Abrignani, immunologo del Comitato tecnico scientifico (Cts), in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.
E poi: sono giustificabili gli italiani che non si vaccinano pur non appartenendo alla minoranza dei no vax? “Sono persone bloccate da grandi paure, per questo esitano, vanno comprese e aiutate – risponde Abrignani – Più il tempo passa più sono solide le evidenze sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Le loro paure non hanno base scientifica, sono irrazionali e rischiano di fargli molto male. A 60 anni l’infezione da Sars-CoV-2 può portare alla morte nel 3-4% dei casi”.
In merito ai presunti no-vax, invece, Abrignani dice: “Lasciamo perdere. Hanno certezze paranoiche. Le storie sul microchip che ci verrebbe inoculato con i vaccini a mRna o dei metalli contenuti fra le sostanze inoculate o sulla morte del 10% dei vaccinati sono sciocchezze tali che non sono neanche da discutere“, aggiunge l’immunologo, che si dice anche favorevole all’estensione del green pass “in termini di tempistica. Si è dimostrato uno strumento fondamentale dunque è giusto prevedere che continui a costituire un lasciapassare. Mitiga il rischio che una persona infetta entri a contatto con un sano, vaccinato o non vaccinato che sia”
E alla domanda se terza dose vada fatta anche per mantenere il Green pass attivo, Abrignani risponde: “Va fatta soprattutto perché garantisce l’innesco di una memoria immunologica più duratura e quindi una copertura più completa. Unita a mascherina e rispetto del distanziamento mitiga molto i rischi pur non annullandoli”. Siamo circondati da Paesi in emergenza, prima fra tutti la Germania. Potrebbe succedere anche a noi? “I dati ci inducono a essere molto attenti ma non preoccupati. Molti Paesi europei hanno indicato l’Italia come esempio da seguire proprio grazie all’introduzione del Green pass in modo estensivo e alla velocità delle vaccinazioni. Prenda l’Austria, sta cercando di recuperare con il lockdown, il confinamento dei non vaccinati. È una misura radicale e importante che premia o condanna, non necessaria in Italia. Noi abbiamo applicato un buon compromesso, chi non accetta il vaccino se vuole partecipare alla vita sociale fa il tampone“, sottolinea.
Passeremo un altro inverno complicato? “No, sono fiducioso. Se avremo lo scudo del Green pass e faremo attenzione a non esporci a situazioni insicure, come frequentare luoghi chiusi affollati senza mascherina, sarà un inverno di relativa tranquillità nonostante la variante Delta sia molto più trasmissibile“, sottolinea l’immunologo che conclude: “Spero che il vaccino per l’infanzia sia presto disponibile. Va tolta al virus la libertà di circolare tra i piccoli che, pur non ammalandosi se non in forma lieve, sono un veicolo di trasmissione“.
Dunque, sintetizzando: i più piccoli vanno vaccinati anche se non si ammalano gravemente e la terza dose devono farla tutti per immunizzarsi per oltre 5 anni. Diciamo che, anche a non voler pensare male, queste due richieste da parte degli esperti del governo sanno ben poco di scienza e molti di politica. Perché, scientificamente parlando, c’è da chiedersi: perché dovrei immunizzare un bambino da una malattia per la quale, dicono sempre gli stessi esperti, praticamente non corrono pericoli? E perché dovrei farmi una terza dose di vaccino della quale mi dicono che avrà una immunità di 10 anni, quando il vaccino è stato messo a punto un anno fa e dunque non ci può essere ancora alcuna prova scientifica di questa affermazione?
