Ad aprile, il governo giapponese ha annunciato che iniziera’ a scaricare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata proveniente da Fukushima a partire dalla primavera del 2023. I ricercatori della Tsinghua University cinese, guidati da Zhang Jianmin e Hu Zhenzhong, hanno simulato il processo di diffusione delle scorie della centrale nucleare, mappando i potenziali effetti globali degli scarichi.
Lo studio, pubblicato recentemente online sulla rivista con revisione paritaria National Science Review, suggerisce che se il Giappone attuasse l’ipotesi di rilasciare in mare l’acqua contaminata, questa potrebbe espandersi all’intero Oceano Pacifico entro 10 anni. Gli agenti inquinanti potrebbero colpire la costa cinese 240 giorni dopo lo scarico. L’acqua inquinata occuperebbe quasi tutta la regione del Pacifico del Nord dopo 1.200 giorni, prima di diffondersi verso sud nell’Oceano Pacifico meridionale e in quello Indiano, secondo lo studio. I ricercatori hanno anche scoperto che il materiale della centrale nucleare finirebbe per causare preoccupazioni vicino al Nord America, inquinando notevolmente la costa occidentale degli Stati Uniti dopo 2.400 giorni.
La Cina ha espresso serie preoccupazioni sulla decisione del Giappone di scaricare l’acqua contaminata dalla centrale nucleare di Fukushima, chiedendo un approccio aperto, trasparente e responsabile per gestire con prudenza il suo smaltimento.
