Il 2021 è stato un disastro per il settore del turismo. Prima della pandemia, il fatturato turistico ammontava a 13,3 miliardi di euro, crollati poi a 2,5 nel 2021. E purtroppo per il 2022 non ci sono grandi miglioramenti fino a questo momento, anche se si spera in una parziale ripresa nei prossimi due mesi.
La stagione invernale è tradizionalmente dedicata al turismo di montagna. Se vaccini e Green Pass avevano fatto ben sperare fino a settembre-ottobre, l’esplosione di contagi legati alla variante Omicron ha avuto come effetto una valanga di disdette e cancellazioni, a partire dalle vacanze natalizie, un periodo che solitamente dovrebbe essere di picco. I territori alpini e appenninici, che generalmente sviluppano un terzo del fatturato tra dicembre e gennaio, hanno registrato picchi di disdette del 60%. Secondo i dati di Confcommercio, a fronte dei 25 milioni di partenze che erano state programmate tra Natale, Capodanno e l’Epifania, 5 milioni sono state cancellate, 5,3 milioni modificate con la riduzione dei giorni di vacanza e 7 milioni sono rimaste in sospeso.
In Italia, esistono circa 35mila strutture ricettive, il 95% delle quali è costituito da aziende di famiglia, e i danni sono già ingenti nel comparto ricettivo, che giudica insufficienti i sostegni deliberati dal governo. Anche perché “le cancellazioni e le prenotazioni “last second” non consentono alle strutture di progettare il futuro“, spiegano dal settore. L’Istat ha rilevato che solo nel periodo gennaio-settembre 2021 si è registrata una flessione sul fatturato ricettivo del 36%, anche a causa della frenata del turismo internazionale: -63%, secondo Banca d’Italia, con un crollo della spesa turistica degli stranieri di ben oltre il 55%.
E con lo spettro della zona rossa, la situazione in Valle d’Aosta sarebbe ancora peggiore, in quanto il lockdown significherebbe lo stop agli impianti sciistici.
