Ex Ilva, valori preoccupanti registrati il 22 marzo: “accertare il picco di biossido di zolfo e benzene”

Alti valori di biossido di zolfo o anidride solforosa e benzene registrati nei giorni scorsi intorno all'ex Ilva

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Il 22 marzo scorso si è registrato un picco di SO2 (biossido di zolfo o anidride solforosa) nel quartiere Tamburi di Taranto. Il valore è giunto fino a 910 microgrammi a metro cubo. Il vento in quella giornata soffiava da nord-ovest ed era quindi un tipico giorno in cui si poteva parlare di Wind Day. Chiediamo che ne occorre accertate le cause“. E’ quanto chiesto da Massimo Castellana e Alessandro Marescotti del Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, aggiungendo che “quello registrato è il picco più elevato da quando è entrata in funzione la centralina Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi di Taranto“. Le dichiarazioni completano un documento che l’agenzia regionale di protezione ambientale ha inviato all’Ispra, al ministero della Transizione ecologica, a Regione Puglia, Prefettura, Comune e Asl di Taranto in cui si segnalano nelle giornate dal 22 al 24 marzo scorsi “significativi incrementali delle concentrazioni degli inquinanti gassosi, in particolare biossido di zolfo e benzene“. L’Arpa Puglia evidenzia anche come l’azienda siderurgica abbia comunicato che, a partire dal 21 marzo, “sarebbero state state avviate le attività di ripristino delle condizioni operative dell’altoforno 4 e che nel periodo di riavvio si sarebbero potute verificare emissioni transitorie“.