A distanza di oltre 60 anni, a risolvere il mistero dell’incidente del passo di Djatlov è stata una coppia di scienziati della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL) e del Politecnico federale di Zurigo (ETH), che hanno pubblicato i dettagli del loro studio su Communications Earth & Environment.
Nel gennaio 1959, un gruppo di 9 persone composto principalmente da studenti del Politecnico degli Urali, guidati da Igor Dyatlov, partì per una spedizione di 2 settimane sul Monte Gora Otorten, in Siberia occidentale, allo scopo di intraprendere un’escursione con gli sci di fondo attraverso gli Urali settentrionali: tutti vennero trovati morti diversi giorni dopo, con ossa fratturate e gravi ferite.
L’incidente, che ha ricevuto grande copertura mediatica, ha portato a elaborare le teorie più inverosimili per spiegare i decessi.
Johan Gaume dell’EPFL e Alexander Puzrin dell’ETH hanno sviluppato un modello teorico per analizzare il mistero da una nuova prospettiva. Il team ha ipotizzato che un raro tipo di valanga a lastroni potrebbe avere ferito e provocato il decesso dei giovani studenti.
Gli studiosi hanno pubblicato una ricerca in merito prima nel 2021, sempre su Communications Earth & Environment, e, in seguito, nel marzo 2022, approfondendo l’impatto sociale generato dalla scoperta. “Durante la pandemia siamo passati dalla gratificazione per l’attenzione rivolta alla nostra pubblicazione alla difficoltà di rispondere continuamente alle domande dei media. Spesso ci chiamavano nel cuore della notte a causa dei diversi fusi orari. Ci sono state anche molte critiche, che tentavano di smontare il nostro modello, la maggior parte delle quali proveniva da teorici del complotto e dai parenti delle vittime. Sembrava che l’approccio scientifico venisse rifiutato per mantenere un velo di mistero attorno alla morte di ben nove persone,” ha affermato Puzrin.
“Nel gennaio 1969 le condizioni meteorologiche in cui fu avviata la spedizione non erano favorevoli. I parenti delle vittime potrebbero avere difficoltà ad accettare la nostra ipotesi, perché suppone che in qualche modo gli escursionisti siano stati responsabili della loro morte. Essendo io stesso uno sciatore di fondo e un appassionato di sport invernali, questo è un tema a cui sono particolarmente sensibile,” ha sottolineato Gaume. “E’ importante capire che gli sciatori esperti non sono immuni alla minaccia delle valanghe, proprio perché sanno, e a volte vogliono, spingersi oltre i propri limiti“.
“La spiegazione dei fenomeni naturali – hanno spiegato gli autori – è un processo meticoloso che comporta molti tentativi, errori e ripensamenti prima di ottenere un modello adeguato. Il riconoscimento da parte della comunità scientifica à davvero significativo per noi, non perché possiamo confermare la serie di eventi che hanno portato alla morte di nove persone, anzi, credo che non saremo mai assolutamente certi di cosa sia accaduto al passo di Dyatlov, ma perché riafferma la fede nella scienza. Questa esperienza rappresenta la conferma che il metodo scientifico rappresenta un modo valido e affidabile per spiegare i fenomeni naturali“.
