La disponibilità di azoto sul nostro pianeta sta diminuendo drasticamente in alcune zone, mentre altre aree del globo sono associate a una presenza eccessiva del gas. Questo allarmante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati del National Socio-Environmental Synthesis Center, dell’Università del Maryland e della City University of New York. Il team, guidato da Rachel Mason, ha scoperto una nuova conseguenza da attribuire al cambiamento climatico che potrebbe compromettere la salute degli ecosistemi.
Dalla metà del XX secolo, spiegano gli autori, molti scienziati si sono interrogati sulle conseguenze ambientali associate all’eccesso di azoto negli ecosistemi terrestri e acquatici, ma il nuovo lavoro suggerisce che in realtà alcune parti del globo potrebbero essere caratterizzate da una presenza insufficiente del gas. “Sulla Terra ci sono luoghi in cui si verifica una presenza eccessiva di azoto – afferma Mason – e altre in cui il contributo dell’attività antropica non è sufficiente a mantenere livelli adeguati di N2“. Concentrandosi in corsi d’acqua, laghi e corpi idrici costieri, l’azoto può provocare eutrofizzazione, zone a basso contenuto di ossigeno e proliferazioni algali dannose.
“La presenza di livelli adeguati di azoto – aggiunge Peter Groffman, coautore dell’articolo e docente presso la City University of New York – è positiva per la crescita delle piante, tanto che i giardini e le foreste sono più produttivi se fertilizzati con sostanze a base di azoto. Il nostro lavoro evidenzia come il mondo stia cambiando in modi complessi e sorprendenti. Allo stesso tempo, questi risultati mostrano l’importanza di disporre di dati a lungo termine e sforzi mirati a comprendere le implicazioni di queste alterazioni sugli ecosistemi, la salute e il benessere umano“.
“La diminuzione della disponibilità di azoto mette inoltre a repentaglio la capacità di stoccaggio del carbonio da parte delle piante – commenta Andrew Elmore, dell’Università del Maryland – i modelli volti a stimare la capacità di immagazzinamento del carbonio nella biomassa dovrebbero pertanto tenere conto della disponibilità di azoto. Sarà necessario approfondire le ricerche su queste dinamiche per comprendere al meglio le interazioni tra gli ecosistemi, la presenza di azoto e la salute delle forme di vita ad essi associati“.
