“Il problema del prezzo del gas e il suo riflesso sull’energia elettrica è cominciato anche prima del conflitto, che ha poi esasperato ed esaspererà anche nel prossimo futuro, temo nel medio lungo periodo, le tensioni sui prezzi“. E’ quanto dichiarato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, durante il suo intervento alla scuola di formazione politica della Lega in corso a Milano. Un Paese come l’Italia, “trasformatore e manifatturiero“, rispetto ad altri “paga di più la necessità di far funzionare tanti settori e filiere che sono energivore“, ha precisato il ministro sottolineando che a preoccupare non solo solo i rincari dell’energia: “Tante materie prime – ha spiegato – e tutto il sistema della divisione produttiva portato avanti da globalizzazione è andato in crisi“. La mancanza di materie prime “mette a rischio la continuità dell’attività produttiva e in certi ambienti e settori questa interruzione è già intervenuta“. Dunque, “la situazione è oggettivamente seria, lo scenario è preoccupante. Dobbiamo ricordarci di aiutare l’offerta“. Anche perchè “c’era già la rivoluzione ambientale e tecnologica da sostenere e questo colpo sull’energia dipinge un quadro molto problematico in cui lo Stato e il governo devono fare la propria parte“. “Tanto è stato fatto e tanto rimane ancora da fare in termini di sostegno alle imprese e alle famiglie – ha concluso il ministro – visto che tutto ciò si traduce in un’inflazione molto elevata“.
“La Germania è stato l’unico Paese, insieme all’Italia, a non sottoscrivere il documento della Cop26 di Glasgow” sullo stop alla vendita delle auto con motore termico entro il 2035, perché “io non accettavo, e non accetto, che il futuro dell’automotive in Europa debba essere solo l’elettrico“, ha precisato il ministro Giorgetti. “Noi difendiamo il principio della neutralità tecnologica“, ha aggiunto, sottolineando che c’è la probabilità che in futuro “l’idrogeno e i biocarburanti potranno dare un proprio contributo“, e su questo “siamo bravi ma l’Europa è incredibilmente sorda“.
Il ministro è dunque dell’idea che “scegliere l’elettrico senza se e senza ma, significa fare lo stesso errore che si è fatto con il gas russo. Ci affideremmo a una tecnologia totalmente in mano ai cinesi che controllano l’80% delle materie prime necessarie a produrre l’auto elettrica“, ha concluso.
“L’Immobilismo passato ci fa essere più esposti”
“Purtroppo, in passato, l’Italia, concentrandosi sulla Russia, non ha fatto una politica energetica tesa all’autonomia di approvvigionamento, diversificando le fonti. Abbiamo rinunciato a fonti di energia, prima fra tutte il nucleare, e questo ha creato nel tempo una situazione che ci rende oggi molto esposti, più esposti di altri rispetto a quello che sta accadendo“, ribadisce Giorgetti. Nel recente passato “abbiamo rinunciato a un programma di investimenti sui rigassificatori”, ha proseguito sottolineando che, al contrario, la Spagna ne “ha tanti“, così come “la Francia ha il nucleare“. Per questo “si fa fatica ad avere una politica comune” in Europa, “come sul tetto del gas che l’Italia continua a chiedere“, nonostante le resistenze di altri Paesi.
Domani, ha ricordato Giorgetti, Draghi sarà in Algeria “per cercare di portare gas al Paese“, mentre continua il dialogo “anche col Qatar, e si sta discutendo con tanti Stati“. Adesso, “la corsa verso rinnovabili non risponde più a un nobile obiettivo ambientale“, secondo Giorgetti, ma segue logiche “geopolitiche“. Quindi “è chiaro” che quel percorso sulle rinnovabili “andrebbe accelerato“, ma tenendo presente “che i settori che oggi sono più in difficoltà sono esattamente quelli impattati da questo tipo di misure di indirizzo“. Insomma, “bisogna fare molta attenzione – ha avvertito Giorgetti – che magari tra due anni avremo sì bruciato le tappe ma anche la metà del sistema produttivo del Paese“. E questo “non possiamo assolutamente permettercelo“, ha concluso.
