Guido Guidi: “energia, cibo e trasporti, tutto dipende dal meteo. Stiamo guadagnando un giorno ogni dieci anni”

Intervista a Guido Guidi, Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare e noto meteorologo Rai: dall’evoluzione della scienza meteorologica all’importanza della meteorologia in un conflitto bellico fino alla prudenza necessaria per le politiche green

Guido Guidi è uno dei più grandi meteorologi contemporanei: Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare, è un volto noto delle previsioni meteo in TV dove va in onda su tutti i canali RAI in cui ha conquistato l’apprezzamento del pubblico per il suo stile equilibrato e professionale e per la grande capacità di divulgatore che lo rende estremamente abile nel consentire la comprensione al grande pubblico di temi scientificamente complessi. Ai microfoni di MeteoWeb, l’esperto ha fornito spunti di riflessione molto interessanti sullo sviluppo della meteorologia e della climatologia.

Com’è cambiata e come sta cambiando la meteorologia negli ultimi anni?

La meteorologia, come tutte le scienze, ha i suoi progressi e le sue battute d’arresto: un processo assolutamente normale per ogni branca scientifica che richiede pazienza e non vive necessariamente di improvvise accelerazioni culminate nella scoperta di una sorta di pietra filosofale, né di fasi in cui sembra – solo apparentemente – che sia tutto fermo. In realtà, anche se può sembrare che non sia così e non ce ne accorgiamo pienamente, stiamo assistendo ad una serie di progressi lenti ma inesorabili, di incredibile successo nell’avanzamento della conoscenza meteorologica, e questi progressi continueranno probabilmente per molto tempo ancora. Le origini di questi successi sono dovuti all’aumento della capacità tecnologica intesa come capacità di calcolo, ma anche all’insorgere di nuovi settori scientifici che sono applicabili anche a quelli della fisica dell’atmosfera e dell’analisi del comportamento del sistema meteorologico nella sua interezza. Uno su tutti: l’intelligenza artificiale. Ancora non sappiamo in modo chiaro quale contributo potrà dare, ma sta già cominciando ad essere abbastanza presente, almeno a livello teorico, nel settore della meteorologia. È certamente in una fase acerba ed embrionale, ma dà un grande impulso al progresso scientifico meteorologico”.

Qual è il risultato di questi cambiamenti?

La capacità dei sistemi di simulazione numerica è migliorata: il lavoro di noi meteorologi si basa sulla conoscenza delle dinamiche dell’atmosfera, ma senza il contributo tecnologico esploso nell’ultima generazione non avremmo mai potuto fare i progressi compiuti negli ultimi anni. Il progresso è palpabile, tangibile, inesorabile e si palesa nelle capacità che oggi si possono definire ormai acquisite di prevedere il comportamento dello stato del tempo che sono sempre migliori e sempre più precise, dando un miglior supporto ai sistemi di prevenzione e protezione. La meteorologia, quindi, è sempre più utile all’umanità, agli utenti e ai decisori politici, ma anche alle aziende e alle attività produttive. Il contributo della conoscenza nella meteorologia consente, ad esempio, al servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare, di essere sempre più preciso in tutte le sue attività previsionali. In sostanza possiamo dire che la meteorologia non è cambiata rispetto a ieri, ma oggi è molto più evoluta e tecnologica, e riesce sempre di più a far fronte alle esigenze della società, seguendo nei suoi progressi quella sana e corretta lentezza che nella scienza si chiama prudenza”.

Eppure a volte questi sviluppi non vengono percepiti. Come mai?

La percezione da parte dell’opinione pubblica, e spesso anche degli appassionati di meteo, è viziata da un’aspettativa superiore rispetto alle reali possibilità. Come tutti i settori di applicazione scientifica, la meteorologia non fa eccezione: le scienze non danno le risposte con la stessa velocità con cui il pubblico e gli utenti si pongono le domande. Noi oggi viviamo in una società che si è abituata a divorare gli argomenti, e anche poi ad accantonarli molto rapidamente. Nella scienza, direi anche per fortuna, non è così: la meteorologia e la climatologia non fanno eccezione. I temi insorgono, vengono posti, analizzati, progrediscono con una lentezza ma anche con una certezza che a volte deludono le aspettative, perché sono errate le aspettative, dettate da un metodo di approcciare l’informazione che non si concilia con l’inesorabilità ma anche la doverosa lentezza del rigoroso progresso scientifico”.

Quali sono, in concreto, le novità principali del lavoro di meteorologo di oggi rispetto ad un suo predecessore?

Io ho iniziato a fare previsioni meteo 35 anni fa, e in questi 35 anni il nostro lavoro è cambiato in modo sostanziale grazie agli strumenti che abbiamo a disposizione. Ricordo che quando ho iniziato, nei primi anni di carriera professionale, il meteorologo operativo era colui che aveva un grande livello di conoscenza della materia dettato da una preparazione culturale e dall’iter formativo, ma al tempo stesso aveva pochi strumenti a disposizione e quindi doveva mettere a frutto la propria conoscenza per realizzare le previsioni meteo con poche informazioni. Oggi, ma già da diversi anni, la situazione si può definire rovesciata: le informazioni a disposizione sono innumerevoli, di qualità enormemente superiore, e il lavoro del meteorologo operativo è quello di ordinare, interpretare e selezionare le informazioni più utili, mettendo a frutto la propria conoscenza della materia per renderle comprensibili al più grande numero di utenti, per gli utilizzi più vari possibili: dalle istituzioni militari alle autorità civili fino alla popolazione. Abbiamo iniziato con poche informazioni e tanta conoscenza, adesso abbiamo tantissime informazioni e un livello di conoscenza ancora superiore perché la scienza è ulteriormente progredita, quindi più che dover cercare una risposta all’interno delle nostre conoscenze disponibili, dobbiamo saper mettere in ordine le tante informazioni che riceviamo per fornire un prodotto il più dettagliato possibile alle esigenze dell’utente. Ad esempio, la principale attività del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare è l’assistenza alla navigazione aerea e marittima e il supporto alle attività della Difesa e del Paese, ma ci sono anche tante, tantissime altre realtà che hanno assoluto bisogno di questa conoscenza, e si tratta delle istituzioni civili, quindi tutto il sistema della protezione civile ma anche le amministrazioni locali che usufruiscono del meteo per gestire la quotidianità all’interno di una città, dalla manutenzione alla prevenzione fino alle attività di monitoraggio del traffico o della qualità dell’aria, e ci sono anche le attività produttive, l’agricoltura, i trasporti, il turismo”.

Quanto sta migliorando l’attendibilità delle previsioni meteo?

Secondo le analisi dei prodotti del Centro Europeo di Previsioni Meteorologiche a Medio termine (ECMWF), abbiamo guadagnato un giorno di attendibilità ogni dieci anni. Nel corso degli ultimi 30-40 anni siamo passati da prodotti che a 72 ore (tre giorni) di termine davano un’idea soltanto macroscopica dell’evoluzione dello stato del tempo, a prodotti che oggi ci consentono di avere lo stesso dettaglio addirittura a 10 giorni, che è tantissimo di più. Il paragone migliore è quello delle fotografie: immaginiamo di avere un’immagine sgranata e di scarso dettaglio. Un’immagine che non ti dà la possibilità di entrare nel dettaglio e capire, soprattutto, nelle previsioni meteo, l’entità e la localizzazione delle precipitazioni, o le oscillazioni delle temperature. Quella è la previsione meteo che pochi decenni fa potevamo fare solo fino al terzo giorno successivo al momento della previsione. Oggi, invece, per le famose 72 ore abbiamo una ragionevole certezza di quella che sarà l’evoluzione del tempo, anche con dettaglio molto localizzato. Pure la fotografia si è evoluta di pari passo alla meteorologia: 40 anni fa si potevano fare le migliori fotografie a 10 pixel, mentre oggi si fanno a 100 mega-pixel.  Ecco, nella meteorologia 30-40 anni fa abbiamo iniziato con quel limite di 72 ore, poi siamo arrivati a 96 ore, 120 ore, che sono cinque giorni, e adesso a livello macroscopico di area o di regione sappiamo inquadrare quale sarà la tendenza meteo per i prossimi dieci giorni. È un margine enorme, una crescita straordinaria”.

Manterremo questo sviluppo anche nel futuro?

Sarebbe molto azzardato dire che lo sviluppo continuerà con lo stesso ritmo. Anzi, secondo alcune teorie potremmo già essere arrivati ad un limite insuperabile per le previsioni meteo. C’è un dibattito scientifico molto acceso sul fatto che per la stessa natura del sistema, che sappiamo essere una natura caotica, noi avremo sempre e comunque un limite temporale invalicabile per la previsione del tempo almeno dal punto di vista deterministico, cioè legata ad un rapporto di causa-effetto. In un sistema caotico, infatti, sappiamo che le condizioni iniziali possono avere un impatto significativo sulla previsione finale, e questo dato di fatto è ciò che determina il limite invalicabile che potrebbe essere già stato raggiunto, negli attuali 10-12 giorni. In effetti, per far fronte a questo problema, facciamo un utilizzo sempre più diffuso delle previsioni di Ensemble, quella tecnica previsionale che ti mette nella possibilità di avere un approccio probabilistico e non deterministico. Questo in qualche modo può allungare e allungherà il range temporale della previsione: oggi disponiamo dei modelli del Centro Europeo di Previsioni Meteorologiche a Medio termine (ECMWF) che producono addirittura informazioni su base mensile, e a breve queste informazioni arriveranno fino a 45 giorni che sono un’enormità, ma lo fanno con un approccio probabilistico, con uno skill che spesso è ancora decisamente basso, altre volte si dimostra efficace, ma porta lo sguardo a distanze siderali rispetto a quello che si immaginava si potesse fare soltanto 10-15 anni fa. Anche in questo settore ci sarà molto progresso”.

A proposito di caos e di condizioni iniziali, è ancora vero che le previsioni meteo sono più difficili quando si presenta un’influenza africana sull’Italia e sul Mediterraneo, in modo particolare una perturbazione Afro-Mediterranea, per la carenza di stazioni meteo in territorio africano, oppure si tratta di un vecchio luogo comune?

No, non è un luogo comune, è un tema strettamente dipendente dalla qualità e quantità delle informazioni iniziali, proprio quello di cui stiamo parlando quindi. La risposta delle simulazioni numeriche è strettamente dipendente da quanto l’analisi – le condizioni iniziali – è vicina alla realtà. Se queste informazioni sono rarefatte, imprecise, in qualche modo non sufficienti, è probabile che la qualità delle previsioni ne risenta. Questo, per l’area del Mediterraneo, si manifesta più spesso proprio con le masse d’aria di origine meridionale, che appunto provengono da aree con scarsa copertura osservativa. Ma non è un tema che riguarda solo noi. Per esempio, nei mesi scorsi, sono state pubblicate delle interessanti analisi scientifiche su quanto possa aver influito la scarsità di informazioni provenienti dagli aeromobili durante le fasi dei lockdown per il Covid, analisi che hanno in effetti rilevato dei segnali tangibili. ”.

Per quanto riguarda il Centro Europeo ECMWF, pochi mesi fa è stato inaugurato il nuovo Data center all’interno del Tecno-polo di Bologna, dove è stato installato il nuovo sistema di super-computer Atos. Quant’è importante per l’Italia ospitare un punto scientifico così importante nel proprio territorio nazionale?

L’apertura della sede di Bologna di ECMWF è molto importante perché afferma nuovamente quello che è il valore principale di una operazione come quella del centro europeo, che è un valore di cooperazione e collaborazione tra Paesi. Banalmente si dice sempre che l’unione fa la forza: in questo caso è assolutamente palese quanto sia vera quest’affermazione: è un’unione di conoscenza, di risorse tecnologiche ed economiche che ci ha consentito nel tempo di fare quello che nessun singolo Paese nel mondo avrebbe mai potuto fare. Quindi il fatto che adesso la sede scientifica del centro sia rimasta a Reading, la parte di calcolo e quindi tecnologica sia stata spostata a Bologna, e quella che si occupa dell’integrazione con il sistema satellitare del progetto Copernicus sia in Germania con sede a Bonn, dà l’idea della collaborazione continentale. Ed esserci dentro come Paese è un enorme successo per l’Italia”.

La cooperazione è possibile però solo in tempi di pace: purtroppo la guerra in Ucraina ha riproposto agli onori della cronaca scenari di tensioni internazionali che minano, come abbiamo già visto sull’esplorazione spaziale, progetti comuni. Ma quanto è importante la meteorologia in un conflitto bellico?

È fondamentale: noi, ad esempio, come Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, abbiamo lo scopo di assistere la Difesa in tutte le sue attività, laddove si intende lo svolgimento di qualsiasi genere di operazione in sicurezza e con il più alto livello possibile di ragionevole certezza di arrivare all’obiettivo prefissato. In questo, la conoscenza dell’ambiente e dello scenario che include anche le condizioni meteorologiche -, la ‘situation awarness’, è assolutamente prioritaria. Significa avere sotto controllo tutto quello che può avere e che ha un impatto sul raggiungimento dell’obiettivo: in questo non si può ovviamente prescindere dalle condizioni atmosferiche o ambientali. Perché se parliamo di attività di navigazione aerea parliamo di condizioni atmosferiche, se parliamo di attività sul mare parliamo di condizioni meteo marine, se parliamo di attività terrestri parliamo della situazione ambientale, alluvionale, precipitativa o dello stato dei suoli, quindi anche in guerra la meteorologia ha un ruolo imprescindibile dato dalla necessità di conoscere le condizioni necessarie a raggiungere l’obiettivo prefissato”.

​​​​​​​Altrettanto importante è il ruolo della meteorologia nella protezione della sicurezza dei cittadini nella quotidianità: come contribuisce a questo il Servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare?

Si tratta di una delle attività svolte da uno dei due reparti di meteorologia dell’Aeroporto di Pratica di Mare, il Centro Operativo per la Meteorologia), che si occupa di assistenza alla navigazione aerea e di esigenze per la Difesa ma non solo, e il Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica, che ha il compito di rivolgere lo sguardo e il supporto ad enti esterni. Il primo e più importante ente con cui svolgiamo un’attività quotidiana è il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con il quale avviene tutti i giorni un confronto tecnicamente definito “concertazione sinottica” che prevede un contatto quotidiano per mettere a punto un livello di conoscenza dello stato del tempo per la giornata e per i due giorni a seguire, che è la base fondante per il lavoro di protezione civile per il Dipartimento Nazionale e Centri Funzionali Regionali”.

E oggi quali sono le più importanti ripercussioni che ha il meteo sulla nostra società?

Noi esseri umani, non possiamo fare altro che vivere in assoluta simbiosi con l’ambiente che ci ospita. Quest’ambiente a volte è ostile, altre volte è estremamente benevolo, ma in quest’altalena che passa attraverso tantissime sfumature, tutto quello che facciamo ne è condizionato. Oggi lo sappiamo più che mai, perché nonostante una maggior resilienza rispetto alle ostilità ambientali, siamo diventati anche molto più condizionabili dai capricci del tempo. Tra i temi principali penso alla generazione di energia, alla produzione di materie prime alimentari e ai trasporti. La meteorologia è indispensabile per definizione, perché pervade tutto il nostro stare sul pianeta, qualsiasi cosa facciamo, da uscire a fare una passeggiata o definire gli scenari a lungo termine di ‘commodities’ alimentari o investimenti nella produzione di approvvigionamento energetico, quindi parliamo di scenari macroeconomici di lungo termine che condizionano la nostra vita quotidiana, dal costo di quello che compriamo e consumiamo alla qualità dei beni e prodotti a nostra disposizione”.

Cosa pensa, a tal proposito, delle politiche “green” adottate per fronteggiare il cambiamento climatico?

Il nuovo scenario geopolitico internazionale e la necessità di maggiore indipendenza energetica in Europa potrebbe essere un acceleratore della svolta green, anche se a breve termine potrebbe sembrare il contrario. Laicamente direi che da un lato abbiamo una ragionevole certezza, anzi un’assoluta certezza, che le condizioni climatiche attuali e future sono assolutamente condizionanti; sappiamo anche che queste condizioni climatiche, nel futuro e anche nell’attualità, sono in qualche modo condizionate dalle attività antropiche, ed è abbastanza inevitabile che si continui a profondere il massimo sforzo possibile nel progresso della conoscenza per definire questo ruolo e porre in essere tutto ciò che dovesse essere necessario per far sì che questo ruolo sia minimizzato. Però nel tempo, man mano che passano gli anni, ci si rende anche conto che in realtà c’è ancora bisogno di molta conoscenza sull’argomento, il che non deve impedire l’azione ma deve anche renderla abbastanza prudente per evitare di imboccare strade che potrebbero essere non funzionali al raggiungimento degli obbiettivi”.