Le varie sottovarianti di Omicron hanno un grosso peso su un’eventuale inversione dei contagi da Covid-19 in Italia. “Viaggiamo ancora sui 40-50 mila casi al giorno ma c’è un 10-20 per cento che sfugge ai test, come accade nella sorveglianza epidemiologica. E’ urgente invece rafforzare la sorveglianza genomica e fare sequenze per poter prospettare scenari di evoluzione dell’andamento pandemico in riferimento alla diffusione delle sottovarianti di Omicron e delle ricombinanti“. E’ quanto dichiarato all’ANSA dal direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, Massimo Ciccozzi, spiegando che la diffusione di Omicron 1 e Omicron 2 in Italia e in Europa “sta portando a una sorta di immunità naturale che potrebbe funzionare da un possibile scudo e rendere vita difficile alle nuove sottovarianti BA. 4 e 5 che invece stanno imperversando in Sudafrica pesando per il 75% sui contagi, Ma se avremo anche noi un picco, grazie alla vasta diffusione ancora di Omicron 1 e 2, non sarà come quello del Sudafrica. Qui le due sottovarianti 4 e 5 sembrerebbero inoltre importanti spinte da una loro mutazione, la F486V che sembra essere implicata nell’eludere gli effetti e quindi favorire i contagi“.
Resta inoltre ‘attenzionata’ la ‘vecchia’ variante Delta. “Il virus – spiega Ciccozzi – sta evolvendo come altri virus respiratori ma dal Sars-CoV-2 non possiamo sorprenderci. Dobbiamo essere sempre in allerta anche sulle varianti che sono state soppiantante da Omicron, come la Delta che non è scomparsa e potrebbe avere mutazioni ersi per la rimonta. Anche l’Alfa, l’ abbiamo isolato su una persona del Nord Italia proveniente da Londra“. Sul fattore reinfezioni “chi ha preso la Omicron 1 può reinfettarsi con la Omicron 2 ma poi non può contagiarsi di nuovo con la 1“, afferma Ciccozzi sottolineando che in Italia “abbiamo ancora un livello di casi sempre importanti mettendo poi l’accento sulla necessità di utilizzare la mascherina quando c’è bisogno e quando ci sono situazioni di rischio“. E sui luoghi di lavoro “se i sindacati stanno spingendo sull’utilizzo fino a fine giugno ci sarà un motivo sensato”. “Ma penso – conclude Ciccozzi – che avremo un’estate ‘normale’“.
