Il crollo di alcuni seracchi, avvenuto sul versante svizzero del Grand Combin, massiccio tra la Valle d’Aosta e il cantone Vallese, ha coinvolto 17 alpinisti impegnati nella salita verso la cima. La Polizia cantonale ha comunicato che il bilancio dell’incidente, avvenuto verso le 6:20 a 3.400 metri di quota, è di due vittime e nove feriti, alcuni in gravi condizioni. Le vittime sono una 40enne francese e un 65enne spagnolo. Altri nove scalatori sono stati ricoverati all’ospedale di Sion, due di loro sono in gravi condizioni.
Le operazioni di soccorso hanno impegnato 7 elicotteri. “Erano presenti 17 alpinisti, divisi in diversi gruppi, due persone sono morte sul luogo dell’incidente. Sono un cittadino francese di 40 anni che vive in Francia e uno spagnolo di 65 anni che vive in Spagna“, si legge nel comunicato della Polizia. “Nove alpinisti sono stati trasportati in aereo all’ospedale di Sion e al Centro ospedaliero universitario del Vaud. Due di loro sono gravemente feriti. Altri alpinisti sono stati evacuati in elicottero dal luogo dell’incidente. La Procura della Repubblica ha aperto un’indagine per determinare le circostanze di questo evento”, continua la nota.
Glaciologo: “seracchi più instabili con i cambiamenti climatici”
“Premesso che non conosco nel dettaglio la vicenda, la caduta di un seracco, un blocco di ghiaccio instabile, è piuttosto imprevedibile. Senza dubbio i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale fanno sì che i seracchi siano sempre più instabili. E proprio perché i pericoli sono diventati più frequenti, molte vie alpinistiche vengono scartate”, ha dichiarato all’Adnkronos Jacopo Gabrielli, glaciologo dell’Istituto di Scienze polari del Cnr.
“Nel 2019 andai sul Grand Combin insieme agli svizzeri per prelevare una carota di ghiaccio – sottolinea il glaciologo – Ricordo che già allora le guide alpine svizzere mi dicevano che la via tradizionale era ormai in disuso per pericoli oggettivi”. Con i cambiamenti climatici “cambia l’ambiente montano“, prosegue Gabrielli sottolineando che, “tanto più in questo periodo, la regola d’oro è consultare i bollettini locali e le locali guide alpine sulle condizioni dei ghiacciai”. Basti pensare, conclude, che “sulle Alpi occidentali e centrali le condizioni attuali si avvicinano a quelle di metà giugno-primi di luglio per la poca neve e il caldo di queste due settimane. Le condizioni sono quelle di un ghiacciaio estivo e non primaverile come dovrebbe essere”.
