L’Etna è in attività con attività stromboliana e colate di lava che illuminano la notte da ormai diversi giorni. Nella notte tra 21 e 22 maggio, sono avvenuti due flussi piroclastici, ossia flussi di materiale magmatico e gas ad alte temperature che scendono veloci lungo i pendii dei vulcani. Uno dei due flussi ha percorso quasi tutta la Valle del Leone. Il fenomeno è stato accompagnato anche da un piccolo fulmine vulcanico. La discesa dei due flussi piroclastici ha creato una grande nube scura sul vulcano, illuminata di rosso dalla lava.
I fulmini vulcanici sono un evento molto raro. I fulmini, siano atmosferici o vulcanici o di altra natura, non sono altro che un intensissimo flusso di elettricità tra due zone in cui sono presenti cariche elettriche di segno opposto. La carica elettrica non è altro che il rapporto tra elettroni e protoni in una qualche quantità di materia. Se il numero di elettroni supera quello dei protoni la materia è carica negativamente, viceversa se predominano i protoni.
Due condizioni devono esistere perché si produca un fulmine. La prima necessita la presenza di un meccanismo che genera la separazione di cariche tra due masse considerevoli di materia che siano sufficientemente separate. La seconda implica un processo che connetta le due masse in modo da permettere il flusso di elettricità. In genere l’ultima condizione è relativamente semplice. Quando la differenza di potenziale tra le due masse è sufficientemente elevata, riesce a superare la resistenza dell’aria per cui può avvenire la scarica elettrica. In questo caso, il fulmine vulcanico è generato dalle differenze di potenziale dei lapilli all’interno della nube vulcanica.
Ancora oggi l’attività dell’Etna continua in modo più intenso rispetto ai giorni scorsi, come sottolineato dal pennacchio di fumo che si leva dal vulcano e dai boati generati.
