“Il nostro cielo dalla volta immensa”: Giovanni Pascoli, la musica e l’astronomia

La Società Astronomica Lunae organizza una tavola rotonda per ricostruire il connubio tra la poesia di Giovanni Pascoli, la musica e l'astronomia

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La Società Astronomica Lunae, con il patrocinio del Comune di Sarzana ed in collaborazione con l’Associazione Astrofili Spezzini, organizza una tavola rotonda con la partecipazione del Professor Roberto Carli, docente di letteratura italiana e latina nel Liceo Parentucelli-Arzelà di Sarzana e della Professoressa Francesca Coppelli docente di violino nel Liceo Musicale Cardarelli della Spezia che dirigerà Marta Leonardi (violino) e Niccolò Accarpio (chitarra), con lo scopo di ricostruire il connubio tra la poesia di Giovanni Pascoli, la musica e l’astronomia.

L’appuntamento è nella Sala Consiliare del Comune di Sarzana, giovedì 5 maggio alle ore 21.00.

L’astronomia, o meglio, le bellezze del cielo hanno sempre affascinato i poeti italiani. Da sempre la riflessione letteraria si è intrecciata naturalmente con quella astronomica, confermando inequivocabilmente l’incontro di letteratura e astronomia. Nella raccolta Myricae, per citare un esempio, su centocinquantasei componimenti, sedici liriche presentano elementi astronomici. In otto componimenti ci sono riferimenti alle stelle; in tre compare il Sole e in cinque è presente come protagonista la Luna.

In un clima di morte e sofferenza anche i corpi celesti scompaiono e si ritirano nel buio più oscuro” (Cfr. Montella).

Ed è proprio attraverso una analisi delle liriche di Myricae che si mette in evidenza come gli elementi del cielo partecipano alla sofferenza degli uomini, a volte indifferenti al dolore, altre volte immedesimandosi nella tristezza umana. Inoltre, la bellezza degli astri celesti svanisce quando c’è la consapevolezza che la vita dell’uomo corre inesorabilmente verso la morte: mentre le meraviglie del cielo sembrano non cambiare mai e permanere nel loro stato di immutabile splendore, l’uomo è destinato senza rimedio alla vecchiaia e alla morte.

Il matrimonio tra la poesia di Giovanni Pascoli e la grande musica dell’epoca, alla ricerca di assonanze, riferimenti e significati è al centro del pensiero del poeta. “Il solo modo che io conosca di parlare di poesie consiste nel tentare di esaminarle nei particolari per quanto concerne il suono e la forma e il colore. Del significato di una poesia non posso parlare in quanto poeta in nessun modo: questo compito va lasciato ai teorici, ai logici ed ai filosofi. Bisogna sentire e pesare la forma, il suono, il contenuto di ogni parola rispetto alla forma, al suono, al contenuto delle parole intorno ad essa”.

Giovanni Pascoli aveva fatto di queste note la sostanza della sua poetica; tanto che D’Annunzio ebbe a definire Pascoli “il maggior poeta lirico in lingua italiana da Petrarca in qua”, evidenziando la particolarità “linguistica” della poesia pascoliana.