Legge marziale, censura, controllo delle reti di comunicazione. In caso di eventi apocalittici come un attacco nucleare, i poteri di guerra garantiti a un presidente americano sono ampi e con importanti conseguenze delle libertà dei cittadini. Si tratta di poteri contenuti in direttive top secret mai rese pubbliche e mai mostrate al Congresso, a cui il New York Times ha avuto in parte accesso e che vengono riviste negli anni. Nel corso della Guerra Fredda prevedevano la legge marziale, le retate di coloro che erano ritenuti pericolosi e la censura delle news dall’estero.
Nell’era George W. Bush sono state ‘ritoccate’ dopo l’attacco dell’11 settembre e prevedevano la possibilità che il presidente potesse assumere il controllo delle reti di comunicazione in tempi di guerra. Nell’estate del 2008 – riporta il New York Times – sono state rivisitate ulteriormente: ci sono infatti indicazioni che il Dipartimento di Giustizia le stesse ritoccando alla luce di un’opinione della Corte Suprema. I documenti non indicano quale opinione ma i saggi allora avevano reso note due importanti decisioni, una sul diritto delle armi negli Stati Uniti l’altra sui diritti dei detenuti di Guantanamo.
“Questi documenti non lasciano dubbi al fatto che nel mondo post-11 settembre le azioni di emergenza avevano implicazioni dirette e significative per le libertà degli americani. E su questo è inaccettabile che non ci sia la supervisione del governo“, afferma Elizabeth Goitein del Brennan Center for Justice della New York University. Non è ancora chiaro come queste direttive si siano evolute dalla Guerra Fredda, anche se è probabile che siano state ampliate includendo scenari che vanno ben oltre un attacco nucleare.
