Nell’area di Roma, “sono state trovate 14 carcasse” di cinghiali morti “spero non al di là del Grande raccordo anulare” – perché semplificherebbe le attività – “spero negative” al virus della peste suina. Lo ha detto all’ANSA il commissario straordinario per la peste suina, Angelo Ferrari.
In merito all’origine della malattia, i dati epidemiologici finora raccolti “depongono a favore di una origine diversa dai casi di Liguria e Piemonte“, con i quali non sembrerebbero legati, “come quella alimentare dovuta ai rifiuti“. Per i casi di Roma sembrerebbe dunque lontana dunque l’ipotesi di un’origine dovuta “al trasporto umano” del virus attraverso il calpestamento di terreno, ovvero che l’uomo sia stato vettore della malattia.
In seguito, la Regione Lazio ha confermato che le 14 carcasse sono tutte negative e sono tutte all’interno del Grande raccordo anulare. La Regione ribadisce che i casi sospetti positivi alla peste suina sono due ma si aspettano i risultati finali. I casi sono riferiti alla stessa area del caso 0. I campioni verranno inviati all’Istituto zooprofilattico di Perugia per la definitiva conferma.
Intanto la Regione Lazio apre all’abbattimento selettivo dei cinghiali a Roma. “Il sottosegretario Costa ha sottolineato l’esigenza del depopolamento e quindi degli abbattimenti selettivi. Quindi a Roma si dovrà procedere a questo per creare un’area di vuoto e non permettere che questa epidemia possa espandersi“, ha detto il capo gabinetto della Regione Lazio, Andrea Napoletano, in una dichiarazione al Tgr Lazio. “Siamo nella fase uno, quella dell’isolamento. Stiamo provvedendo a recinzioni, varchi, prescrizioni anche per la cittadinanza come il no ai picnic, divieti assembramento e un’altra serie di informazioni che verranno adottate“, ha aggiunto.
