Le Alpi e il Nord Italia sono alle prese con una siccità, grave e duratura, praticamente dall’inverno. Come ha sottolineato l’Autorità Distrettuale del Bacino del Fiume Po nel suo aggiornamento di ieri, le piogge di maggio hanno un po’ placato la grande sete del Po, ma la situazione rimane comunque grave. La stessa situazione critica la affrontano le Alpi, dove si registrano ghiacciai in ritirata, torrenti e fiumi in secca e invasi vuoti, a seguito della grande assenza di pioggia e neve dei mesi scorsi.
“Qui non ha mai piovuto, mai visto un inverno tanto arido, ci manca la neve, gli animali cercano il fresco, neppure mio nonno ricorda una stagione asciutta come questa”. Sono le testimonianze di abitanti e turisti del versante canavesano del Gran Paradiso rilasciate a Lorenzo Cremonesi (Corriere della Sera), dalle quali emerge l’immagine di un Gran Paradiso in sofferenza a causa della siccità, con i paesaggi attuali che somigliano a quelli che ci si aspetterebbe di vedere a fine estate. Ed è tanta la sconsolazione in chi la montagna la vive ogni giorno e soffre nel vederla in queste condizioni.
Il Lago di Ceresole Reale
Emblema della situazione attuale è il Lago di Ceresole Reale, un lago artificiale nel Parco del Gran Paradiso che in primavera si è svuotato a causa della siccità che va avanti dall’inverno. In questo periodo dell’anno, sui 3.000 metri di quota, dovrebbero ancora dominare i nevai, alimentando così il flusso dell’acqua verso fondovalle. Invece oggi la situazione è completamente diversa e il Lago di Ceresole Reale, duramente colpito dalla siccità, si trova ad avere meno del 20% della sua portata abituale.
Il ghiacciaio Ciardoney
Un altro esempio del caldo e della grave siccità che stanno colpendo il Nord-Ovest è offerto dal ghiacciaio Ciardoney a 2.850 metri di quota, sempre nel Parco del Gran Paradiso. La Società Meteorologica Italiana – NIMBUS ha comunicato che in corrispondenza dell’asta nivometrica il manto nevoso si è esaurito il 24 maggio, pubblicando la foto in alto. “Una stagione di accumulo scarsissima di nevicate e un maggio che probabilmente diverrà il più caldo in oltre due secoli al Nord-Ovest italiano si sono alleati nel determinare una fusione della neve straordinariamente precoce in alta quota”, ha scritto la Società Meteorologica Italiana in un post sulla propria pagina Facebook. Quella del 24 maggio è la “data più precoce non solo del breve periodo di tele-osservazione della neve da webcam (dal 2013), con un anticipo di un mese e mezzo rispetto al consueto, ma anche di tutto il trentennio in cui, dal 1992, si è svolto il bilancio di massa (non si è mai riscontrato il pianoro frontale del ghiacciaio libero dalla neve già tra fine maggio e inizio giugno). Inoltre, con ragionevole probabilità l’eccezionalità si estende nel passato a un periodo molto più lungo, forse ultrasecolare, tenendo presenti i dati meteorologici di Torino che in 220 anni non hanno mai evidenziato una simile combinazione di caldo e siccità invernale-primaverile. È possibile che alcune nevicate avvengano ancora nelle prossime settimane (è normale, a quelle quote), ma è difficile che ciò cambi radicalmente le premesse di una stagione che, anche qualora l’estate non fosse così calda, si annuncia fin da ora molto negativa per il bilancio dei ghiacciai alpini”, ha aggiunto la Società Meteorologica Italiana.
